di Vito Sibilio
PREMESSA
Ci sono molti autori che hanno espresso le
loro idee sulla Chiesa e sul Papato, mediante la finzione letteraria. Il Santo
o I sandali di Pietro sono tra le più famose delle loro opere, mentre di
recente The Young Pope o The New Pope hanno reso il genere, a cavallo tra
letteratura e cinema, assai popolare. Anche io proverò a fare lo stesso.
——————————————————————————————————–
Quel che segue è tratto dalla voce “Giovanni
Paolo III”, a cura di Lothar Von Sybel, dell’Enciclopedia Cattolica, vol. XLV,
Città del Vaticano- Metropolis della Luna, LEV- Edizioni del Mare della
Tranquillità, 2223.
Le definizioni dogmatiche
Giovanni Paolo III fu il Papa che usò più di ogni altro la sua autorità ex cathedra. Volle infatti portare a compimento gli approfondimenti dottrinali mariologici avvenuti già sotto i papati di Benedetto XV e Pio XI, definendo i dogmi della Corredenzione e della Mediazione Universale della Beata Vergine Maria, capovolgendo la linea dei predecessori che non volevano intralci nel dialogo ecumenico. Giovanni Paolo III infatti dichiarò che il dovere di esplicitare il deposito della Fede è superiore a quello della restaurazione dell’unità visibile della Chiesa. Inoltre volle dare il supremo crisma magisteriale alla dottrina della Regalità della stessa Vergine Maria, insegnata autenticamente da Pio XII, e a quella della sua Maternità Ecclesiale, a sua volta inculcata nei fedeli da Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco I. Fu così che Giovanni Paolo III prese posizione e nelle encicliche Mater Dolorosa, Mediatio Maternalis, Regina Mundi e Mater Dei dichiarò che la Corredenzione, la Mediazione, la Regalità e la Maternità ecclesiale della Vergine erano dottrine suscettibili di definizione dogmatica. Il Papa, dopo aver consultato per iscritto tutti i vescovi del mondo sulla definibilità dei quattro dogmi, come avevano fatto Pio IX e Pio XII per quelli dell’Immacolata e dell’Assunta, e dopo aver avuto responso favorevole, avendo riservato a sé la valutazione dell’opportunità, il Papa convocò in Santa Maria Maggiore una sessione straordinaria del Sinodo dei Vescovi con poteri deliberanti, nella quale fece votare ai Padri sinodali quattro decreti nei quali le altrettante dottrine mariane venivano dichiarate dottrina certa della Chiesa e se ne chiedeva la definizione dogmatica. Recependo contestualmente i voti dell’assemblea, il Papa, al termine di ciascuna delle quattro congregazioni del Sinodo, lesse e pubblicò altrettante Bolle, nelle quali definiva dogmaticamente, in ordine cronologico, la Corredenzione della Beata Vergine Maria (Bolla Christus Redemptor), la sua Mediazione Universale (Bolla Christus Mediator), la sua Regalità Universale (Bolla Christus Rex Regum) e la sua Maternità nei confronti della Chiesa o Maternità ecclesiale (Bolla Christus Caput Ecclesiae).
Giovanni Paolo III volle però portare a compimento anche l’approfondimento dottrinale dell’antropologia teologica e nell’enciclica Imago Dei prese posizione sulla definibilità del dogma dell’ominizzazione, ossia del momento in cui l’anima viene unita al corpo, identificandolo con quello del primo istante del concepimento, inteso come fusione del genoma maschile con quello femminile. Prese altresì posizione sul tema postulato della de-ominizzazione, ossia della fuoriuscita dell’anima dal corpo, identificandolo con quello della cessazione delle funzioni cerebrali e di quella conseguente delle funzioni vegetative spontanee. Anche questa volta consultò l’episcopato mondiale, nel quadro di una più ampia raccolta di consensi su proposizioni di bioetica, e avendo ricevuto parere favorevole a questa nuova duplice definizione dogmatica, convocò ancora una volta una sessione deliberante straordinaria del Sinodo dei Vescovi in San Giovanni in Laterano e fece votare ai Padri due canoni dogmatici sulle dottrine che lui stesso aveva insegnato, all’interno di un decreto che ne definiva il contenuto dottrina certa della Chiesa e ne chiedeva la definizione dogmatica. Recepiti i voti sinodali, il Papa lesse e pubblicò la Bolla Conditor Humanae Naturae, in cui definì i due dogmi della ominizzazione e della de-ominizzazione.
Il Pontefice volle anche concludere la disputa sul sacerdozio maschile e, riallacciandosi all’insegnamento supremo ordinario di Giovanni Paolo II in materia e avendolo ribadito nell’enciclica Sacrum Ordo, dopo aver consultato, come da prassi, i vescovi di tutta la Chiesa sulla definibilità del dogma e ottenutone il consenso, nel quadro della Sessione ordinaria del Sinodo dei Vescovi convocata sul sacerdozio, egli definì il dogma con la Bolla Christus Sacerdos.
Infine, Giovanni Paolo III volle chiudere la plurisecolare disputa sulla Grazia detta “degli ausilii”. Nell’enciclica Christus Redemptor il Papa prese posizione a favore della praemotio physica e sostenne che l’azione preveniente, concomitante e susseguente della Grazia è indispensabile per il compimento di ogni bene e la resistenza ad ogni male, non solo in ambito soprannaturale ma anche in quello naturale, a causa della perdita della libertà causata dal Peccato originale e nonostante la conservazione del libero arbitrio. Tuttavia, nelle persone in peccato mortale l’azione della Grazia serviva solo per compiere l’azione buona e non compiere la cattiva, ma non a meritare per la vita eterna. Per la terza volta nel suo Papato Giovanni Paolo III chiese ai vescovi di tutto il mondo se condividevano la definibilità dogmatica di questa dottrina e, ricevuto il consenso, provvide a promulgare la Bolla Conditor Gratiae, con cui l’ausilio della Grazia venne definito indispensabile per ogni fase del compimento dell’atto morale.
Il magistero in bioetica
L’autore formula ipotesi che a suo giudizio potrebbero essere possibili, ma rimane in tutto e per tutto sottomesso al magistero reale della Chiesa Cattolica, in ogni sua forma e, in assenza di pronunciamenti, all’opinione comune dei teologi ortodossi.
Consapevole delle problematiche bioetiche esistenti nella Chiesa, Giovanni Paolo III, come abbiamo detto, convocò una Sessione straordinaria del Sinodo dei Vescovi sull’argomento, mettendo all’ordine del giorno la definizione del dogma dell’ominizzazione ma anche una serie di proposizioni, sulle quali aveva già raccolto il parere previo di tutti i vescovi. Debitamente discusse nell’assemblea, vennero promulgate dal Pontefice con la Costituzione Apostolica Moralia Quaedam.
La prima proposizione riguardava il matrimonio tra persone delle quali almeno una fosse portatrice di malattia sessualmente trasmissibile o geneticamente ereditaria e che avesse contratto o scoperto la patologia dopo le nozze. A costoro, che non potevano raggiungere lo scopo primario del matrimonio mediante il bonum prolis, si riconosceva la liceità dell’uso del preservativo o di altro contraccettivo meccanico, onde conseguire lo scopo secondario, ossia l’unione dei coniugi, in quanto in tale circostanza il presidio medico ha lo scopo di tutelare la loro salute e nel contempo di esercitare la genitorialità responsabile, mentre tollera, solo come conseguenza inevitabile, la mancata procreazione.
La seconda proposizione riguardava la manipolazione genetica dei gameti della coppia sacramentalmente unita, onde interrompere la trasmissione di malattie ereditarie gravi, ossia invalidanti nel fisico o nella mente o capaci di procurare immancabilmente la morte in età assai precoce. Essa dichiarava la liceità della procedura di conseguente fecondazione extracorporea, alle seguenti condizioni: l’inefficacia persistente della terapia genica germinale o somatica; il prelievo dei gameti con tecniche non implicanti la riprovazione morale; la generazione di un solo embrione; l’inserimento, laddove possibile e senza rischio per la sua incolumità, dell’embrione nel grembo materno per il completamento della gestazione. Nella fattispecie infatti si voleva garantire il diritto alla salute dei possibili nascituri, considerandolo preponderante rispetto a quello di essere concepito nel grembo materno. Veniva proibita sotto pena di scomunica ogni manipolazione eugenetica ed ogni ibridazione del genoma umano.
La terza proposizione sanciva la liceità dell’adozione degli embrioni sovrannumerari, anche crioconservati, mediante l’inserimento nel corpo di una madre non biologica, per garantirne lo sviluppo; autorizzava l’uso delle cellule staminali prese dagli embrioni crioconservati laddove essi non fossero più suscettibili di ulteriore sviluppo, assimilando la pratica alla donazione degli ordini; ribadiva il divieto assoluto di produrre embrioni soprannumerari e di disperderli, in quanto esseri umani e infliggeva la scomunica a chi lo violava e a chi praticava la fecondazione assistita per ragioni diverse da quelle accettate dalla Chiesa.
La quarta proposizione riconosceva la liceità dell’uso della cibernetica per sopperire ai danni funzionali permanenti del corpo umano, purché i supporti adoperati non implicassero la perdita della continuità esistenziale del soggetto, la completa meccanizzazione del corpo biologico, il trasferimento del pensiero in supporti meccanici o informatici e non fossero finalizzati esclusivamente all’allungamento indeterminato della vita dell’individuo.
La quinta proposizione autorizzava la clonazione umana nei casi estremi di impossibilità totale della riproduzione sessuata di tutto il genere umano e per la riproduzione parziale del soggetto clonato in tessuti od organi che non possono essere surrogati da trapianti o da staminali, almeno nell’immediato e laddove si fosse sicuri che la salute dell’uomo rimanesse sicuramente non compromessa.
La sesta proposizione introduceva la distinzione tra le funzioni vegetative, che anche se svolte tramite ausili meccanici non possono essere considerate terapie, e gli ausili stessi, che svolgono le funzioni artificialmente, ossia garantendo al corpo biologico una sopravvivenza che non è legata alla legge di natura né al suo corso, per cui non può essere imposta. Perciò autorizzava a rifiutare l’uso delle macchine per la ventilazione, la nutrizione e l’idratazione, purché ciò non implicasse direttamente o immediatamente la morte o il malato fosse prossimo alla fine e non aumentassero le sofferenze. Ribadiva tuttavia il divieto di interrompere l’uso delle macchine purché il malato non fosse già in condizione terminale e, in essa, tramite tale interruzione, potesse avere sollievo nelle sofferenze o almeno non vederle aumentare. Introduceva altresì la scomunica per le pratiche eutanasiche, dirette o indirette, passive o attive.
La settima proposizione sanciva la liceità del rifiuto, da parte del malato, di cure straordinarie che fossero solo molto probabilmente onerose, sproporzionate o pericolose per lui e ribadiva che nessuno era tenuto all’accanimento terapeutico. Ribadiva la condanna morale del suicidio.
L’ottava proposizione confermava la liceità della pena capitale per i rei di colpa grave, come secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, purchè non vi fossero alternative seriamente praticabili per la garanzia della sicurezza della società e della tutela della sua morale.
La nona proposizione riaffermava la scomunica per chi praticava l’aborto.
La decima proposizione insegnava che la tortura era stata praticata dalla Chiesa, in quanto la Rivelazione, nulla diceva sulla natura morale di quell’atto, ma che la Chiesa stessa ora la rifiutava, alla luce della moderna concezione antropologica che essa aveva maturata e che era conforme alla dottrina rivelata.
L’undicesima proposizione proibiva qualsiasi forma di tutela dell’ambiente che avesse come mezzo o scopo il danneggiamento della salute dell’essere umano o la diminuzione della durata della sua vita o l’inibizione della sua nascita o la causa della sua morte o la sua riduzione in condizione di grave bisogno fisico o morale, così come l’eliminazione indiscriminata di altre specie viventi. Ribadiva la superiorità dell’uomo sulle altre specie viventi e la liceità dell’utilizzo di esse da parte del primo.
La dodicesima proposizione vietava la produzione di forme di intelligenza artificiale o di macchine androidi che non fossero programmate secondo i Dieci Comandamenti e nella subordinazione all’uomo. Ribadiva che la riproduzione delle forme del ragionamento non costituiva un’equivalente dell’anima e che quindi l’intelligenza artificiale non era né viva né umana.
La tredicesima proposizione condannava l’idea per cui il sesso biologico fosse distinto dall’identità di genere e il fatto che vi fossero più generi rispetto ai due sessi o che esistesse la fluidità di genere.
Il magistero ordinario sistematico
Giovanni Paolo III promulgò una serie sistematica di lettere encicliche con le quali ripropose gli insegnamenti della Chiesa per ognuno dei temi trattati, secondo uno schema preciso: riproposizione della dottrina, analisi della situazione odierna, approvazione di quanto è giusto e riprovazione di quanto è sbagliato. Le encicliche si dividono in cinque grandi gruppi: dogmatiche, liturgico-sacramentali, etiche, spirituali e devozionali, esegetiche.
1. Per quanto concerne il primo gruppo, composto da 15 documenti, vanno ricordate alcune di maggiore rilevanza. La Preambula Fidei, sulla teologia razionale, oltre a riproporre le vie tradizionali all’esistenza di Dio e dell’anima, tratta dei fondamenti storici della fede e dei suoi presupposti psicologici, psicanalitici, sociologici e antropologici. La Divina Revelatio, sulla teologia fondamentale, definisce la Tradizione innanzitutto come costitutiva e poi come esplicativa e specifica le varie forme del Magistero e in che misura esse vincolano in coscienza i fedeli. Propone anche una concordanza tra la concezione dell’infallibilità ex sese e di quella ex consensu Ecclesiae, affermando che non vi può essere definizione dogmatica che non attinga dal patrimonio della fede comune. Afferma anche che l’esame biblico del singolo, anche se libero, purché rettamente formato, prudente e sottomesso alla Chiesa docente, ordinariamente può ritenere di essere in sintonia con il Magistero. La Trinitatis Mysterium, la Pater Noster, la Christus Deus, la Spiritus Sanctus Deus sono poderose somme di teologia trinitaria, patrologia, cristologia e pneumatologia, mentre la Christus Redemptor, oltre a svolgere la stessa funzione, come abbiamo visto risolve la controversia degli ausili. La Mater Dei, sulla mariologia, prende posizione non solo sui dogmi che il Papa avrebbe definito, ma anche sulla Maternità di Maria in relazione alla Grazia e ad ogni anima, sulla partecipazione de congruo della Vergine ai meriti del Sacrificio Eucaristico e sulle sue relazioni specifiche con le Tre Persone Divine, definendole dottrina certa del deposito della Fede. La Ite ad Ioseph, sulla giosefologia, delinea le relazioni tra San Giuseppe e le Persone Divine, la Vergine e la Chiesa, assegnandogli il posto più vicino a Cristo nell’Economia ipostatica dopo la Madonna. La Christus Totus, sulla ecclesiologia, ampiamente trattata, prende posizione sulla salvezza dei bambini morti senza battesimo. Afferma che i morti prenatali, se i genitori desideravano battezzarli, anche solo col desiderio essendo fuori della Chiesa, possono aver ricevuto per questo la Grazia. I morti dopo la nascita ma prima del Battesimo possono aspirare alla stessa condizione, se i genitori non hanno trascurato colpevolmente di portarli al sacramento. In quanto ai bambini abortiti volontariamente, o a qualunque titolo uccisi prima di essere battezzati, possono ricevere la Grazia per il desiderio della Chiesa di conferirglielo, in quanto ne sono stati esclusi in odio a Dio, unico datore della vita. Tuttavia l’enciclica ribadisce che la destinazione ordinaria di chi muore senza battesimo e senza peccati attuali è il Limbo, che non è una creazione dei teologi medievali ma un luogo congruo alla loro condizione. La Tu es Petrus tratta del Primato di Pietro e del suo posto nell’Economia ipostatica. La Famuli Dei verte sull’angelologia e la demonologia, assumendo la Gerarchia angelica di Dionigi l’Areopagita e le sue funzioni e dirimendo svariate questioni sugli spiriti infernali. La Quis ut Deus tratta di San Michele e del suo posto nell’Economia ipostatica. La Novissima Verba è un compendio di escatologia che ribadisce l’esistenza della pena del senso in Purgatorio e all’Inferno e che ci saranno dei dannati. La Imago Dei trattava l’antropologia teologica e ribadiva la concezione cristiana della persona umana secondo lo schema aristotelico tomista.
2. Il secondo gruppo è fatto da undici encicliche. Se la Sacra Liturgia è un compendio di teologia liturgica e delle riforme che il Papa intendeva fare, la Signa salutis è una somma di sacramentaria incentrato sulla riproposizione della distinzione in ogni sacramento di materia, forma e ministro. La Sacrum Baptisma è l’enciclica sul Battesimo che esplicita il nesso tra soteriologia ed etica proprio mediante la mediazione di questo sacramento. La Sacramentum Chrismatis, la Remissio Peccatorum, la Remissio Poenarum e l’Hastenountas Therapeuete sono dedicate alla Cresima, alla Confessione, alle Indulgenze e all’Unzione degli Infermi, tracciandone la storia così da garantirne l’origine apostolica o, per le Indulgenze, la presenza nella Rivelazione. La Sacrum Ordo è dedicata alla teologia sacerdotale e ribadisce la separazione del clero dal laicato, restaurando il Suddiaconato e rammentando che gli Ordini Minori sono propedeutici a quelli Maggiori e che sono considerati Ministeri solo per quei laici che li ricevono sapendo che non diventeranno mai chierici veri e propri. La Sacramentum Matrimonii ribadisce la dottrina cattolica sul matrimonio uno e indissolubile, reintroduce la distinzione tra impedimenti impedienti e dirimenti e annovera tra questi ultimi, in relazione all’errore di persona, la mancata conoscenza di gravi difetti morali del coniuge al momento della celebrazione del sacramento. La Actiones Liturgicae verte sui sacramentali.
3. Il terzo gruppo di encicliche tratta della morale ed è composto da 24 testi. Abbiamo dieci lettere su ciascuno dei Comandamenti, intitolate come i Comandamenti stessi, più due introduttive sulla teologia morale generale (Imitatio Christi) e su quella dei Comandamenti nel loro complesso (Ego Sum Dominus Deus Tuus). In esse viene condannato il soggettivismo etico. Nell’enciclica sul Primo Comandamento viene esplicitato il nesso, storico e teologico, tra monoteismo e libertà di coscienza. In quella sul Quarto sono trattati i temi etici relativi ad ogni società. In quella sul Quinto si parla dello sviluppo storico della teologia su temi come la pena di morte e la tortura, nonché della teologia della guerra, della pace e dell’ambiente. In quella sul Sesto viene riproposta la morale sessuale della Chiesa, vengono condannate tutte le perversioni e vengono riprovate le teorie di genere, mentre viene tracciata la storia dello sviluppo teologico della morale sull’affettività prematrimoniale. In quella sul Settimo si difende il diritto di proprietà e si confermano i caposaldi della Dottrina Sociale della Chiesa. In quella sull’Ottavo si indicano i principi di una pedagogia, di una informazione e di una estetica cristiane. Le encliche sull’evangelizzazione – Ite ad gentes – sull’ecumenismo – Unitatis Redintegratio – sul dialogo interreligioso e coi non credenti – Habitus ad religiones non christianas – e sui rapporti tra fede e ragione – Fides et Ratio– sono concepite come complementi di quella sul Primo Comandamento e insegnano che il primo dovere della Chiesa è evangelizzare, indi favorire l’unione dei Cristiani e poi dialogare con le altre religioni, tracciando la storia della teologia dei rapporti interrerligiosi e affermando che il dialogo è confacente al periodo storico in cui viviamo; sul rapporto tra fede e ragione il Papa ripropone la dottrina tradizionale. L’enciclica Praecepta Ecclesiae, sui Precetti Generali della Chiesa e sui fondamenti del Diritto Canonico, è concepita come complemento di quella sul Terzo Comandamento e inculca nuovamente il dovere della penitenza nei giorni stabiliti dalla Chiesa, del precetto festivo, della Comunione e della Confessione annuali, del sostegno economico alla Chiesa. Le encicliche De Christiana Res Publica e De Christiana Societate sono sulla teologia politica e su quella sociale e sono complementari a quella sul Quarto Comandamento. Le encicliche De Christiano Rerum Oeconomicarum Ordo e De Naturali Iure completano rispettivamente quelle sul Settimo e sull’Ottavo Comandamento, trattando della teologia economica e dei fondamenti del Diritto Naturale. Alla fine delle encicliche sul Decalogo vennero tre altre sulla teologia spirituale, ascetica e mistica, ossia la Homo spiritualis, la Imitatores mei estote e la Vivit vero in me Christus. L’ultima chiarì molti punti della tematica di riferimento.
4. Il quarto gruppo è quello delle 26 encicliche spirituali. La prima, Oratio Christiana, è un trattato di teologia della preghiera. Seguono due commenti al Pater e all’Ave, ossia l’Oratio Dominica e l’Angelica Salutatio, e una enciclica sulle preghiere cristiane dell’Ufficio e private – Orate semper. Poi viene l’enciclica sulla teologia delle devozioni, ossia la Devotio Christiana, per gli scopi e i mezzi suoi propri. A seguire l’enciclica sulla devozione al Padre – Pater de Coelis – le encicliche sulle devozioni cristologiche, che il Papa volle rilanciare nelle forme loro proprie e collegandole alla liturgia, i cui nomi sono parlanti ossia le Cor Jesu Sacratissimum, In Sanguine Agni, Sacratissimum Nomen, Christus Rex, Ostia Salutis – sulla devozione eucaristica – Salus in Plagis – sulle Sante Piaghe – Divina Misericordia, Puer Nobis Datus – sulla Santa Infanzia – e l’enciclica sulla devozione allo Spirito Santo – Optimus Consolator. Dopo, le encicliche sulle devozioni mariane, di cui cinque specifiche dai nomi parlanti (Cor Immaculatum, Tota Pulchra, Mater Dolorosa, Regina Mundi, Mediatio Maternalis) e una generica (Mariana Devotio). Seguono le encicliche sulla devozione a San Giuseppe – Primus inter Sanctos, che gli decreta definitivamente la protodulia – a San Michele – Princeps Spirituum, che gli attribuisce la deuterodulia – agli Angeli – De Angelorum Cultu– ai Santi e ai Defunti – De Sanctorum Cultu e De Defunctorum Cultu – le quali ultime trattano esaurientemente dell’agiologia e della teologia delle Anime Purganti.
5. Il quinto gruppo delle encicliche sull’esegesi è formato da 50 testi ed è diviso in due sottogruppi, dei quali il primo verte sul Vecchio Testamento ed è dedito alla trattazione dei seguenti argomenti: esegesi biblica generale (Verbum Domini), veterotestamentaria generale (Parva in Vetus Testamentum), dei libri storici (Gesta Dei per Israelem), dei libri sapienziali (Sapientia Dei per Israelem), dei libri profetici (Prophetia Dei per Israelem), del Pentateuco in genere (Pentateucus Liber), dei Libri del Pentateuco (Moysis Libri), di quello di Giosuè (Liber Iosue), di quelli dei Giudici di Rut e dei due di Samuele (De Samuelis Libris), dei Libri dei Re e di Geremia – incluse le Lamentazioni e il Libro di Baruc (In Jeremiae Libros) – dei Libri delle Cronache e di Esdra e Neemia (In Esdrae Libros), dei Libri di Tobia Ester e Giuditta (In volumina), dei Libri dei Maccabei (Super Machabaeorum Libros), del Libro di Giobbe (In Job Scripturam), di quello dei Salmi (Psalterium Davidicum), dei Libri del Cantico dei Cantici dei Proverbi del Qoelet e della Sapienza (Salomonicae Scripturae), del Libro del Siracide (In Siracidis Scripturam), di ciascuno dei Tre Profeti Maggiori rimanenti (In Isaiam Prophetam, In Ezechielem Prophetam, In Danielem Prophetam) e dei Dodici Minori insieme (In Dodekapropheton). Il secondo sottogruppo tratta con altrettante encicliche dei seguenti temi: esegesi biblica neotestamentaria generale (In Novum Testamentum), dei libri storici (Verbum Caro Factum Est), dei Vangeli in genere (Sacra Quadriga), dei loro luoghi (Loca Sancta), di ciascuno dei Vangeli (In Evangelium Matthaei, In Evangelium Marci, In Evangelium Lucae, In Evangelium Ioannis), degli Atti degli Apostoli (In Acta Apostolorum), delle Lettere in genere (Apostolicae Scripturae), del corpo paolino in genere (Corpus Paulinum), della Lettera ai Romani (In Epistulam ad Romanos), di quelle ai Corinzi (In Epistulas ad Corinthos), di quelle ai Tessalonicesi (In Epistulas ad Thessalonicenses), di quella ai Galati (In Epistulam ad Galathas), di quella ai Colossesi (In Epistulam ad Colossenses), di quella agli Efesini (In Epistulam ad Ephesinos), di quella ai Filippesi (In Epistulam ad Philippenses), di quelle a Timoteo (In Epistulas ad Timotheum), di quella a Tito (In Epistulam ad Titum), di quella a Filemone (In Epistulam ad Philemonem), di quella agli Ebrei (In Epistulam ad Ebraeos), delle lettere cattoliche in genere (Litterae Catholicae), di quella di Giacomo (In Epistulam Iacobi), di quelle di Pietro (In Epistulas Petri), di quelle di Giovanni (In Epistulas Ioannis), di quella di Giuda (In Epistulam Iudae), del genere apocalittico (Revelationes Dei) e dell’Apocalisse di Giovanni (In Apocalypsim Ioannis). In questi documenti il Papa indica i criteri esegetici a cui i cattolici si devono attenere, difende le attribuzioni tradizionali autorali (come si evince anche dai titoli), adduce i riscontri storici, esplicita i significati chiave dei quattro livelli interpretativi classici e ribadisce il concetto dell’inerranza biblica.
Vi sono poi due altre lettere encicliche, la Patres Ecclesiae e la Doctores Ecclesiae, sulla teologia dei Padri e dei Dottori, che fanno da introduzione a 21 epistole encicliche sui Padri, raggruppati per epoche ed aree geografiche, e a 29 epistole encicliche sui Dottori e sugli altri grandi teologi della Chiesa, radunati alla stessa maniera. In queste dense esposizioni il Papa volle riproporre ai fedeli il grande magistero di quei maestri. Particolarmente importanti le epistole Doctor Gratiae e Doctor Angelicus, su Agostino e Tommaso d’Aquino. Attraverso questi documenti Giovanni Paolo III, che quando divenne Pontefice trovò 37 Dottori della Chiesa, ne proclamò altri 15 la cui causa era in corso e altri 102 il cui processo fu avviato da lui stesso. Alcuni di costoro vennero elevati agli onori degli altari per avere il Dottorato. Giovanni Paolo istituì poi il titolo di dottore nella Chiesa per i grandi teologi non elevati agli onori degli altari, e ne riconobbe 37.
Il Pontefice fece poi pubblicare una versione riveduta del Catechismo della Chiesa Cattolica, nella quale venivano inserite spiegazioni storiche sugli aspetti controversi della dottrina e da cui vennero espunte le influenze dottrinali neomoderniste, una nuova aggiornata versione del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, un Compendio della Dottrina Bioetica, uno della Teologia dei Padri e dei Dottori e uno del Magistero dei Papi e dei Concili Ecumenici.
Il magistero ordinario: gli altri documenti
Giovanni Paolo III stabilì di dedicare quattordici lettere encicliche anche a ciascuno degli Apostoli ed Evangelisti e una a San Giovanni Battista, per promuoverne il culto. Scrisse altre 85 lettere apostoliche sugli insegnamenti dei predecessori da San Pietro sino ai tempi suoi e 21 sui Concili Ecumenici. Sempre per inculcare la devozione ai Santi, compose 46 lettere apostoliche su di essi, 8 epistole apostoliche sui Beati, 9 lettere sui Venerabili. In genere, ebbe l’abitudine di dedicare ad ogni Santo canonizzato da lui una lettera apostolica. Compose 98 epistole su altrettante celebri figure della Chiesa cattolica nel campo artistico, giuridico, letterario e scientifico, per mostrare la natura variopinta della Tradizione. Compose 14 esortazioni apostoliche sui maggiori problemi sociali della sua epoca, sulla falsariga delle Opere di Misericordia, più 10 esortazioni apostoliche post sinodali. Si servì soprattutto delle lettere decretali (45) e delle costituzioni apostoliche (24) per le sue riforme mentre utilizzò le bolle per l’organizzazione ecclesiastica e le provviste canoniche (58000), i brevi per comunicare con gli ecclesiastici (129000), i motu propri (158) per le decisioni spontanee nei campi più disparati, i chirografi per le nomine di Curia (3500), i rescritti per rispondere alle interpellanze (12000). Fu solito indirizzare videomessaggi alle popolazioni dei luoghi che doveva visitare (200), radiomessaggi nelle giornate tematiche (230) e audiomessaggi nelle solennità religiose a scopo augurale (75). Ebbe l’abitudine di predicare ogni qualvolta che celebrava in pubblico (367 omelie) e tenne migliaia di discorsi nelle sue uscite pubbliche (2500), mentre alla Curia, ai Cardinali, alle assemblee episcopali indirizzò sempre allocuzioni di alto spessore teologico (437). Presiedendo ben quattro Congregazioni, ossia per la Dottrina della Fede, per i Vescovi, per la Sacra Liturgia e per i Sacri Canoni, firmò personalmente le loro Note (8700), Istruzioni (2589), Dichiarazioni (1200), Decreti (5678), Direttive (678), inserendoli nel suo magistero. Sotto il suo Pontificato i dicasteri della Curia promulgarono 765000 documenti, debitamente approvati, dei quali 38000 furono da lui controfirmati. Pubblicò 10 raccolte di meditazioni per i mesi devozionali, 9 di meditazioni lungo tutto l’arco dell’anno o una parte di esso, una di omelie per ogni giorno dell’anno, 16 novenari commentati, per incentivare la devozione dei fedeli.
Gli studi biblici
Una menzione particolare meritano i documenti della Pontificia Commissione Biblica che lui volle e firmò, per indirizzare l’esegesi scritturistica. Si tratta di una serie di decreti sui seguenti argomenti: la formazione dei Vangeli, la loro tradizione testuale, i loro autori, i loro riscontri archeologici, i loro riscontri extratestuali, la retta critica biblica, la concordanza dei racconti kerygmatici, quella dei racconti dell’Infanzia, quella dei Vangeli in genere, l’uso degli apocrifi come fonti storiche e teologiche. Giovanni Paolo III volle che fossero insegnate le seguenti proposizioni: che i Vangeli e gli Atti sono stati scritti tra il 40 e il 70 (Matteo aramaico nel 40; Marco nel 50; Luca nel 55; Atti nel 62; Giovanni nel 66); che i testi erano prodotti letterari unitari; che le versioni originarie erano in ebraico ed aramaico, anche se non divulgate; che gli autori erano stati testimoni oculari; che le fonti dei Libri erano esse stesse scritte; che i racconti erano rigorosamente storici; che la Resurrezione di Cristo è un fatto storico che porta il Risorto in una dimensione metafisica.
Il Papa riprovò esplicitamente la critica delle forme perché di stampo docetista, quella della redazione e la critica delle fonti perché storiciste, ma conservò i metodi delle ultime due nella ermeneutica storico-teologica da lui imposta. Finanziò generosamente la ricerca di manoscritti biblici e la loro datazione, di reperti archeologici dei periodi biblici, la concordanza dei Vangeli, la retroversione semitica dei testi neotestamentari, lo studio filologico dei testi veterotestamentari e la retroversione nell’ebraico biblico delle varie epoche e ogni tipo di studio biblico possibile. Ordinò la diffusione degli studi biblici del Padre Carmignac. Concentrò in Vaticano tutti i manoscritti neotestamentari più antichi e ne riuscì a rinvenire di nuovi, tra i quali va ricordato il frammento del Matteo aramaico del 40. Favorì gli studi sulle lingue, le letterature e le civiltà veterotestamentarie e sulla letteratura giudaica. L’ampliamento del Museo Biblico e della sezione biblica della Biblioteca Apostolica Vaticana, come svariate fondazioni in Palestina a scopo di studio, dimostrano il suo immenso interesse per la biblistica. Allo scopo di evitare che lo studio biblico fosse inquinato da modernismo, stabilì che le linee portanti dell’esegesi fossero dettate dalla Pontificia Commissione Biblica Centrale, alla quale restituì le competenze giurisdizionali senza togliere quelle di studio, dividendola in due sezioni. Volle che il Pontificio Istituto Biblico Centrale fosse direttamente sottoposto alla Commissione, per concretizzarne le indicazioni. Fondò altresì Commissioni Bibliche presso ogni ordine e grado della Gerarchia, sottoponendole le une alle altre e tutte a quella romana, onde garantire un capillare controllo degli studi e, allo scopo di favorirne l’applicazione, istituì presso ogni diocesi, provincia, regione ecclesiastica e sede primaziale o patriarcale un Istituto Biblico dipendente dalla rispettiva Commissione. Infine, fece rivedere e pubblicare i testi della Bibbia ebraica, della LXX, della Bibbia aramaica, del NT greco e della Neo-Vulgata, ma anche delle recensioni copte, armena, etiopica e paleoslava, mentre confermò che i testi biblici ufficiali erano la LXX per il VT e il NT greco per quella lingua e la Neo Vulgata per il latino, lasciando alle Chiese orientali le loro versioni in lingua locale come ufficiali anch’esse. Impose la traduzione fedele in volgare da questi originali e fece togliere dalla circolazione quelle che considerava difettose, così da usarle per la liturgia, la preghiera e lo studio. Proibì altresì la frequente revisione del testo volgare e mai senza l’assenso della Santa Sede.
La repressione dell’eresia
Convinto della necessità di condannare l’errore e di punire gli eretici che pullulavano nella Chiesa, Giovanni Paolo III si servì contro di loro della Censura Apostolica, che operava sia a livello di ogni grado gerarchico locale con le sue sezioni dottrinali sia a livello centrale col Collegio dei Censori. Demandò alle Censure patriarcali e primaziali le stesse competenze nelle Chiese di diritto proprio. Si servì delle Censure episcopali come ausiliarie, facendole operare in base alle varie competenze negli ambiti delle diocesi, delle province, delle regioni ecclesiastiche e delle Chiese nazionali. Lo stesso fece con le Censure generali, provinciali e abbaziali degli Ordini religiosi. Attribuì competenze di controllo ai sinodi diocesani e ai concili locali di ogni ordine e grado. Rafforzò quelle dei vescovi, dei metropoliti, dei metropoliti maggiori da lui istituiti, dei primati, dei generali e dei provinciali religiosi, degli abati e delle badesse. Conferì compiti di disciplina attiva agli organi deliberanti delle associazioni di apostolato di azione cattolica e degli istituti di studi. Volle che presso ogni conferenza episcopale nazionale e regionale esistesse un ufficio per la dottrina della fede che seguisse i casi affidatigli dal Papa o dai vescovi locali. Ma soprattutto potenziò la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, da lui stesso presieduta, ampliandone gli organici e creandovi sezioni continentali per l’esercizio delle funzioni giudicanti. Restaurò i procedimenti inquisitori segreti. Istituì tre uffici per la stampa, la televisione il cinema la radio, la rete internet, che stilassero gli elenchi dei libri, delle pubblicazioni, dei programmi, dei film e dei siti proibiti. Infatti, pur essendo consapevole dei limiti della censura, il Papa ritenne che indicare quel che fosse proibito aiutasse le anime buone a difendersi dal male. Utilizzò per tale scopo anche potenti e sofisticati mezzi tecnologici, inclusa l’intelligenza artificiale e i robot. Sotto il suo Pontificato, a Roma e in periferia, si tennero 7500 processi canonici per chierici, religiosi e laici accusati di eresia e di essi 3200 si chiusero con delle condanne. Il Papa, come vedemmo, aveva peraltro restaurato l’antico sistema penitenziale e richiamato in vigore tutte le censure decadute, ossia la scomunica, quella maggiore, quella riservata, quella assolvibile in articulo mortis, l’interdetto personale, locale e misto, la deposizione, la degradazione, la secolarizzazione, che furono usate all’occorrenza.
