Perché dipingere ancora oggi le icone secondo la tradizione bizantina?

di Jacques Bihin                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Le icone di stile bizantino hanno progressivamente investito il nostro linguaggio culturale, fino ad essere assimilate nella liturgia della Chiesa cattolica latina. Tutto ciò può sembrare paradossale tenuto conto della ricchezza e della varietà della tradizione artistica occidentale. Perché dunque voler utilizzare un linguaggio artistico venuto dall’oriente, dal momento che noi abbiamo a disposizione nella nostra tradizione una fonte d’ispirazione quasi inesauribile?

Al fine di comprendere meglio questo tipo di diffusione, è necessario innanzitutto ricordare che la tradizione delle icone appartiene anche alla nostra storia culturale. In occidente infatti, a partire dall’epoca merovingia fino all’età rinascimentale, noi abbiamo dipinto icone che sono state utilizzate e venerate all’interno delle nostre chiese. Per fare un esempio, San Francesco d’Assisi si è convertito davanti a un icona della crocifissione nella chiesa di San Damiano. Riscoprire l’arte delle icone in occidente al giorno d’oggi significa riscoprire una delle più antiche e longeve tradizioni. Non è dunque per una ricerca dilettantistica di un tipo di arte esotica che l’occidente s’interessa all’arte delle icone ma, al contrario, si tratta di una riscoperta che risponde a un bisogno contemporaneo di riappropriarsi delle grazie all’origine della nostra fede e di accogliere le altre tradizioni cristiane come una ricchezza.

Per questo motivo, nell’ambito dell’arte delle icone, molti sono gli stili che si sono sviluppati nel tempo. Abbiamo la possibilità infatti di scegliere lo stile in conformità con il contesto nel quale l’icona andrà ad essere utilizzata. Lo stile bizantino è il più antico e senza dubbio il più universale, ma non è il solo; in occidente, lo stile romanico o la pittura gotica sono perfettamente rispettosi di questa tradizione.

Per capire meglio l’importanza di dipingere le icone al giorno d’oggi, è importante anche percepire il ruolo che questa tradizione riveste nell’ambito generale delle arti. Il papa Giovanni Paolo II nella sua lettera agli artisti del 1999 l’esplicita presentando l’icona come una presenza sacramentale.

Lettera agli artisti, Papa Giovanni Paolo II, 1999: «in un certo senso, l’icona è un sacramento: analogamente, infatti, a quanto avviene nei Sacramenti, essa rende presente il mistero dell’Incarnazione nell’uno o nell’altro suo aspetto»

L’icona in sé non ha un valore differente dagli altri dipinti, ma la tradizione della chiesa le ha voluto conferire una vocazione particolare: quella di essere una presenza sacramentale della persona o della festa rappresentata. Pertanto, venerare un’icona diventa una testimonianza impegnata, un’autentica professione di fede. Colpisce vedere come nel film Silence di Martin Scorsese il rifiuto della fede si manifesta calpestando una rappresentazione religiosa o sputando sopra un crocifisso.

Infine la grazia della riscoperta dell’arte dell’icona consiste nel riunire attorno all’apprendistato della pittura un’importante azione di pastorale artistica.

 

leggi anche:

Jacques Bihin. Le icone, le fotografie e la pastorale artistica

 

Infatti, un po’ come una corale può creare dei vincoli di fraternità molto forti tra i coristi, l’apprendistato della pittura delle icone permette di riunire i credenti attorno a una tecnica millenaria e di metterla esplicitamente in collegamento con la fede, la preghiera e la catechesi. In questo modo, il semplice fatto d’imparare a dipingere le icone è di per sé una bella testimonianza. Il poter usare le icone nella pastorale dei malati, nella catechesi o nella stessa liturgia è una grazia che a poco a poco si manifesta al cuore delle nostre comunità.

La nostra fede cristiana è ricca di differenti culture. La spiritualità orientale ne rappresenta la cultura originale, e possiede un genio proprio. Riscoprire l’arte delle icone significa arricchire e rendere grande la nostra fede. Promuovere l’arte e l’utilizzazione delle icone non va a detrimento delle altre forme artistiche ma, al contrario, tende a stimolare una ricerca cristiana che “contribuisca all’affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell’eterno!”.

Lettera agli artisti, Papa Giovanni Paolo II, 1999: «traggo un auspicio per voi: la vostra arte contribuisca all’affermarsi di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfiguri la materia, aprendo gli animi al senso dell’eterno»

 

(traduzione italiana a cura di Luigi Finocchietti)

 

vai al testo in francese:

 Pourquoi peindre des icônes byzantines aujourd’hui ?

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