di Vito Sibilio
PREMESSA
Ci sono molti autori che hanno espresso le
loro idee sulla Chiesa e sul Papato, mediante la finzione letteraria. Il Santo
o I sandali di Pietro sono tra le più famose delle loro opere, mentre di
recente The Young Pope o The New Pope hanno reso il genere, a cavallo tra
letteratura e cinema, assai popolare. Anche io proverò a fare lo stesso.
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Quel che segue è tratto dalla voce “Giovanni
Paolo III”, a cura di Lothar Von Sybel, dell’Enciclopedia Cattolica, vol. XLV,
Città del Vaticano- Metropolis della Luna, LEV- Edizioni del Mare della
Tranquillità, 2223.
Vedi: Ritratto di un papa futuro: Giovanni Paolo III
Le riforme liturgiche
In ambito liturgico il Papa si fece interprete di istanze opposte, sia di rinnovamento che di restaurazione. Pubblicò la decretale Ad fovendum cultum e riscrisse in gran parte il Rituale, prescrivendo minuziosamente le modalità delle celebrazioni e prevedendo norme severe per i contravventori, sia ecclesiastici che laici. Richiamò in vigore norme cadute in disuso, ne fissò di nuove e ribadì la validità di quelle in vigore. Inflisse la scomunica a chi celebrava senza essere ordinato o senza avere il grado sacerdotale necessario o a chi sosteneva che la celebrazione poteva spettare anche ai laici; sancì la deposizione e la secolarizzazione per gli ecclesiastici che celebrassero in modo sacrilego e la sospensione per quelli che non indossassero gli abiti liturgici o non celebrassero su altari consacrati o in un luogo sacro o senza il vasellame liturgico previsto. Inflisse pene spirituali e pecuniarie ai chierici che non arredavano l’altare e la chiesa secondo le regole. Proibì ai laici di stazionare nel presbiterio, ripristinandone l’esclusività per il clero, e ordinò che i lettori e coloro che servivano all’altare, anche occasionali, fossero scelti secondo precisi criteri morali e disciplinari. Vietò l’accesso alle funzioni alle persone vestite indecentemente e prescrisse di non dare loro la comunione eucaristica. Abolì l’uso della distribuzione dell’Eucarestia sulla mano per evitare abusi. Rammentò la necessità di celebrare su altari consacrati dalla presenza di reliquie di Santi, coperti da almeno tre lini e addobbati con una Croce fiancheggiata da ogni lato da tre candelabri. Stabilì altresì che, in determinate circostanze, si riprendesse a celebrare la Messa sull’altare dinanzi al Tabernacolo, ove esistente, dando le spalle ai fedeli, e diede la facoltà di celebrare anche agli altari laterali, dove c’erano, nelle feste dei loro titolari, riconsacrandoli se sconsacrati e ordinando di apparecchiarli nuovamente con i sacri lini. Ripristinò il canopeo dinanzi al tabernacolo del Santissimo Sacramento. Prescrisse quando usare i paramenti romani e quelli gotici e quando indossarne di preziosi. Proibì abiti, paramenti e arredi liturgici di foggia insolita. Reintrodusse il nero come colore liturgico nel Venerdì Santo. Proibì l’uso, nelle cerimonie, di qualsiasi oggetto non sacro, anche se per uso sussidiario, a meno che tale uso non fosse personale. Fece togliere dalle chiese e dagli altari qualsiasi simbolo, quadro o statua di natura non liturgica. Ordinò che nelle chiese, oltre al Crocifisso, fossero esposti al culto le immagini della Divina Misericordia, del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, per le consacrazioni fatte loro del mondo e dell’umanità, nonché di San Giuseppe e di San Michele, in quanto patroni della Chiesa Universale. Impose in tutte le chiese il culto di un congruo numero di immagini di Santi, a cominciare da quella del titolare e di quelli venerati in loco. Vietò altresì qualsiasi aggiunta estemporanea alle celebrazioni da parte di laici ed ecclesiastici. Stabilì che i sacerdoti in cura d’anime celebrassero due Messe quotidiane, una mattutina e una vespertina, e gli altri una al giorno, permettendo di arrivare anche a cinque celebrazioni festive e a tre feriali per ragioni pastorali. Vietò di cumulare, nelle celebrazioni eucaristiche, le varie intenzioni dei fedeli, stabilendo che si celebrasse una Messa per ogni intenzione percependo una sola offerta. Ribadì il divieto di celebrare più sacramenti insieme, ordinando di impartire i Battesimi e di confessare prima o dopo le Messe, fatte salve le crismazioni, i matrimoni e le prime comunioni, nonché le celebrazioni collettive dell’Unzione degli Infermi. Tolse agli Episcopati locali la potestà di modificare le traduzioni in volgare dei testi liturgici latini e della Sacra Scrittura ad uso liturgico, prescrivendo traduzioni verbum de verbo modificabili solo per volontà della Santa Sede. Le modifiche già fatte vennero abrogate. Vietò di celebrare le ore canoniche durante le Messe. Prescrisse ai sacerdoti di predicare nei giorni di precetto, nelle feste, nelle solennità, nelle funzioni molto affollate e in genere quando vi fosse una necessità, partendo dalle letture per la formazione dottrinale, morale e spirituale dei fedeli, senza verbosità né superficialità. Rinnovò la prassi dei Quaresimali e inculcò la necessità di predicare tutti i giorni nei tempi forti dell’Anno Liturgico. Laddove vi fosse più clero in una sola chiesa, prescrisse la celebrazione pubblica di almeno un’Ora canonica, tra il Vespro e le Lodi. Diede le indicazioni normative per la scelta dei brani biblici nella Lectio Divina – privilegiando in ordine Vangeli, Atti, Lettere, Libri storici, sapienziali e profetici del VT e l’Apocalisse – prescrivendo che si tenesse una volta al mese nelle chiese sotto la guida di un sacerdote. Nella decretale Giovanni Paolo III enunciò poi principi che avrebbero trovato piena applicazione nella revisione dei libri liturgici, che furono modificati e ripubblicati nell’ordine che segue, secondo quanto statuito nel testo.
Nel nuovo Lezionario, il Papa stabilì che le letture bibliche non evangeliche fossero diversificate nelle Messe celebrate alle Lodi e ai Vespri, introducendo anche la scelta tra brani diversi in ciascuna di esse, allo scopo di usare liturgicamente nel modo più ampio possibile la Parola di Dio.
Nell’Evangeliario aumentò il numero dei brani evangelici letti durante l’anno, evitando i doppioni, scegliendone di più appropriati e diversificando, specie nelle solennità, le letture tra i Primi e i Secondi Vespri e in alcuni casi anche nelle Messe del Giorno. Il lunedì e il martedì santo stabilì che alla Messa vespertina si leggessero le Passioni secondo gli Evangelisti sinottici non lette la Domenica delle Palme; il lunedì e il martedì dopo Pasqua ordinò che si leggessero i brani della Resurrezione tratti dai Vangeli sinottici non usati la Domenica di Pasqua.
Giovanni Paolo III volle che gli Antifonari, i Cantatori, gli Innari, i Sequenziari, i Tropari e i Graduali fossero ripristinati nell’ordine tradizionale ed usati, come da indicazioni liturgiche, privilegiando i testi latini con le relative melodie e, in subordine, usando traduzioni letterarie uniformi.
Il Pontefice pose mano al Messale e all’Ordinario. Nel primo restaurò la forma originaria del Confiteor, menzionandovi la Vergine Maria, San Giuseppe, San Michele, San Giovanni Battista e gli Apostoli; reintrodusse l’invocazione litanica del Kyrie tradotta in volgare; unificò le Preghiere dei Fedeli in formulari unici validi per tutto il mondo e vietandone l’uso nei giorni feriali; aumentò il numero dei Prefazi; fissò i giorni in cui recitare le differenti Preghiere eucaristiche; impose di ricordare nella Preghiera Eucaristica anche San Michele, San Giovanni Battista, i Santi Apostoli ed Evangelisti, i Santi Martiri e il Santo commemorato nel giorno e quello titolare della chiesa; introdusse una preghiera di esorcismo prima dell’Orazione finale; ripristinò il tempo di Pentecoste. Nel secondo volle che la Preghiera eucaristica fosse recitata volgendosi verso il Santissimo Sacramento e dando le spalle al popolo, disponendosi al di qua dell’altare mobile o dinanzi a quello del Santissimo se questo era nel presbiterio; prescrisse l’uso della lingua latina in tutte le funzioni liturgiche presiedute dal Papa o da un Cardinale per la Chiesa Universale; ordinò ai Vescovi di celebrare in latino una volta a settimana e ai Presbiteri di fare altrettanto una volta al mese; regolò altresì l’uso del Rito Straordinario, liberalizzandolo in pubblico per qualsiasi comunità di almeno dodici persone e in privato per ogni ecclesiastico che lo richiedessero, purché garantissero la celebrazione nel Rito Ordinario; stabilì che il Rito Straordinario seguisse i libri liturgici in uso, compreso il Calendario, secondo l’edizione tipica in latino e concesse anche l’opzione della sua celebrazione in volgare; ordinò ai Vescovi di celebrare in Rito Straordinario una volta al mese e ai Presbiteri una volta ogni tre, laddove non vi fosse richiesta di celebrazioni più frequenti. A tale scopo fece comporre uno Straordinario, in appendice all’Ordinario, per la celebrazione in Rito Antico.
Allo scopo di favorire l’evangelizzazione, promosse l’inculturazione liturgica e pubblicò edizioni complementari dell’Ordinario, creando i cosiddetti riti latini misti, ossia quelli in cui la celebrazione era parzialmente ibridata tra il rito romano e gli usi locali. Il primo Ordinario Complementare, l’Afro-Latino, era diviso in nove libri, uno per il già esistente Rito Zairese, che venne riordinato, e gli altri per i nuovi riti senegalese, guineiano, ivorese, ghanese, nigeriano, camerunense, swahili, bantu. Il secondo Ordinario Complementare era diviso in due libri: uno per il rito Indo-latino e l’altro per il rito Latino dei Sikh. Il terzo era dedicato al Rito latino sinico e a quello mongolo. Il quarto al Rito nippo-latino. Il quinto era diviso in quattro libri: per il rito papuasico, per quello polinesiano, per quello micronesiano e per quello melanesiano. Il sesto era diviso in tre libri: uno per il rito latino mesoamericano, uno per quello amazzonico, uno per quello patagonico. Un settimo Ordinario Complementare comprendeva le forme dei riti latini non romani autorizzati da secoli, in altrettanti libri: ambrosiano, gallicano, mozarabico e i riti monastici. Il decimo e l’undecimo Ordinario Complementare, detti Ordinari Complementari non Latini, contenevano i riti creati appositamente per i convertiti dall’Islam (Ismaelita) e dal Buddhismo (Monastico e Tibetano). Per completare la struttura di questi tre riti, il Papa fece poi pubblicare i libri liturgici specifici per essi. Infine, Giovanni Paolo III pubblicò il dodicesimo e il tredicesimo Ordinario Complementare, comprendenti rispettivamente le forme del rito anglo-cattolico e quelle dei riti degli Evangelici Uniti, dei Metodisti, dei Battisti, dei Presbiteriani, degli Evangelici svizzeri, dei Vetero Cattolici e dei membri dell’Unione di Utrecht che aderivano alla Chiesa Cattolica con la forma dell’Ordinariato Personale. Tutto questo fece per favorire l’unione delle Chiese.
Pubblicando, dopo secoli, un nuovo Sacramentario, Giovanni Paolo III compose diverse nuove Messe, alternative a quelle in uso, per i vari periodi dell’anno liturgico e per varie feste e memorie e occasioni particolari. Compose anche molte nuove Messe votive, in onore delle principali devozioni cristologiche, mariologiche, degli Angeli, dei Santi e dei Defunti, nonché per l’Eterno Padre e lo Spirito Santo, oltre che per le più disparate occasioni di impetrazione e ringraziamento. Il Papa inoltre introdusse, nella liturgia del Triduo Pasquale, la Veglia del Gethsemani il Venerdì Santo e l’Ora della Desolata tra il Venerdì e il Sabato Santi.
Il Papa mise mano al Pontificale, rendendolo più simile al modello tridentino, e in particolare rivide quello Romano, prescrivendovi l’uso esclusivo del latino. Nel Pontificale Romano ripristinò l’antica Liturgia Stazionale Romana. Una forma simile fu da lui inserita nel Pontificale normale, per inculcare nei Vescovi la necessità di celebrare nelle varie chiese della loro diocesi.
Giovanni Paolo III pubblicò un nuovo Calendario della Chiesa Universale. In esso il Papa seguì alcuni criteri base: le celebrazioni liturgiche di contenuto dogmatico dovevano essere Solennità; quelle basate su un fatto narrato nella Bibbia dovevano essere almeno Feste; quelle relative ad eventi della vita di Gesù o di Maria dovevano essere almeno Feste; quelle vertenti su devozioni cristologiche dovevano essere almeno feste e quelle basate su devozioni mariane dovevano essere almeno memorie obbligatorie; quelle commemorative degli Apostoli e degli Evangelisti dovevano essere solennità, come quelle dedicate a San Giuseppe, a San Michele e a San Giovanni Battista; non doveva esistere alcun giorno nel quale non vi fossero commemorazioni di Santi, tanti quanti ne erano morti in quella data; le memorie facoltative potevano essere più di una al giorno, comprese quelle dei Beati; le memorie facoltative dei Martiri in genere erano da preferirsi a quelle di altri Santi, da scegliersi a loro volta secondo precisi criteri gerarchici (Discepoli del Signore, Patriarchi, Profeti, Confessori, Vergini, Pontefici Romani, Padri e Dottori, Vescovi, Fondatori, Presbiteri e Diaconi, Religiosi e Religiose, Laici e Laiche).
Il Papa istituì la festa del Cuore Immacolato di Maria, come Ottava dell’Immacolata Concezione; la solennità del Santissimo Nome di Gesù e di Maria Santissima Madre di Dio, nell’Ottava di Natale; la solennità del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo il primo luglio e quella delle Sante Piaghe di Nostro Signore nella sua Ottava; le solennità di Dio Padre di tutta l’Umanità (7 agosto), della Beata Vergine Maria Regina (22 agosto), della BVM Addolorata Corredentrice del Genere Umano (15 settembre), della BVM Mediatrice Universale di Tutte le Grazie (31 maggio) e della BVM Madre della Chiesa (lunedì dopo Pentecoste); la festa del Cuore Addolorato di Maria nell’Ottava dell’Addolorata. Elevò al rango di solennità la Natività della Beata Vergine Maria, il Nome di Maria SS., la Visitazione della BVM, la Presentazione del Signore – cointitolata alla Purificazione della Vergine- e la Trasfigurazione del Signore, mentre promosse al livello di festa la Presentazione della BVM, quella della BVM di Lourdes, quella della BVM di Fatima, quella della BVM del Carmelo, quella della Dedicazione di Santa Maria Maggiore, quella della BVM del Rosario, quella della Dedicazione delle Basiliche dei Santi Pietro e Paolo, quella della BVM di Loreto, quella della BVM di Guadalupe, quella dell’Immacolata della Medaglia Miracolosa e istituì quella del Matrimonio della Vergine, il 23 gennaio. Il Papa scorporò dalla solennità di San Michele le feste dei Santi Arcangeli Gabriele e Raffaele, ripristinandone le vecchie date preconciliari, mentre elevò a festa la memoria degli Angeli Custodi. Inserì nel Calendario della Chiesa Universale la Festa del Santo Bambino di Praga, quella del Santo Bambino di Arenzano per l’Italia e istituì quella di Gesù Sacerdote di Misericordia Infinita, il venerdì dopo la Solennità della Divina Misericordia. Volle una Festa per tutti i Cori Angelici nell’Ottava di San Michele. Giovanni Paolo III rivide anche le commemorazioni dei Santi, aumentando il numero delle memorie obbligatorie e delle feste. Diede inoltre maggior risalto ai Santi biblici, sia dell’AT che del NT.
Nel nuovo Calendario il Papa aumentò i giorni del precetto festivo, aggiungendovi quelli della Corredentrice, della Mediatrice, della BVM Regina, di San Giuseppe, di San Michele, della Natività di San Giovanni Battista e dei Santi Pietro e Paolo, nonché la Commemorazione dei Fedeli Defunti, il Mercoledì delle Ceneri, il Giovedì Santo e il Venerdì Santo. Il Pontefice fece considerare il Venerdì e il Sabato Santi come giorni di lutto liturgico, mentre volle che il Mercoledì delle Ceneri e tutti i Venerdì fossero considerati giorni di penitenza. Ribadì l’obbligo del digiuno e dell’astinenza il Venerdì Santo e il Mercoledì delle Ceneri, dal dodicesimo al settantacinquesimo anno di età, e ripristinò quello dell’astinenza in tutti i venerdì dell’anno, dal settimo anno fino alla morte, pur prevedendo deroghe per ragioni di salute. Non impose ma promosse il digiuno delle Quattro Tempora e l’astinenza dalle carni il mercoledì. Nello stesso modo si comportò nei quattordici giorni antecedenti l’Assunzione, periodo detto della Piccola Quaresima della Madonna.
Giovanni Paolo III volle la pubblicazione di un nuovo Martirologio Romano, nel quale fece commemorare tutti i Santi e i Beati dei Cataloghi canonici. Ordinò che fossero pubblicati Martirologi dei riti latini non romani e delle Chiese locali latine, debitamente ampliati e rivisti, per l’uso liturgico.
Il Pontefice rivide la Liturgia delle Ore, ripristinando l’Ora Prima, obbligando alla recita della Terza, della Sesta e della Nona, ripristinando l’uso dell’intero Salterio in una settimana. Lasciò la forma del Breviario prevista da Paolo VI solo ai laici, demandandone la guida a uno di loro quando le Ore fossero celebrate senza clero. Per le celebrazioni comunitarie, sia del solo clero che dei religiosi o di questi coi fedeli, impose l’uso del Breviario restaurato.
Il Papa pubblicò un nuovo e più ampio Benedizionale, comprendente anche le nuove formule per le benedizioni degli oggetti e delle persone, nonché i riti per la consacrazione di Abati e Badesse, per la professione dei voti temporanei e perpetui, semplici e solenni, e per le Esequie, riavvicinandole alla liturgia tridentina.
Giovanni Paolo III volle che, accanto al Collettario, si redigessero altri due libri liturgici per le Orazioni sulle Offerte e per quelle Dopo la Comunione.
Il Papa, volendo riportare la liturgia all’antico fasto, rivide il Cerimoniale e il Processionario. Amante dell’erudizione, fece pubblicare una edizione più ampia e strutturata del Consuetudinario.
Desideroso di imprimere una svolta anche alle celebrazioni liturgiche d’Oriente, il Papa diede indicazioni e fornì poteri ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese sui iuris per riforme analoghe alle sue nei rispettivi riti. Pubblicò altresì di sua autorità nuovamente i libri liturgici delle liturgie orientali per tutta la Chiesa, in questo ordine: liturgia alessandrina copta ed etiope, liturgia costantinopolitana, liturgia antiochiena siriaca caldea armena malabarese e malankarese. Pubblicò anche i Sinassari di queste liturgie. In questo modo incoraggiò le celebrazioni nei riti orientali anche nel territorio canonico latino per particolari circostanze e poté inserire nel Calendario Romano diverse commemorazioni delle tradizioni orientali.
Giovanni Paolo III, volendo favorire l’evangelizzazione degli Ebrei messianici, riportò in vigore, debitamente ricostruita, la liturgia di San Giacomo o giudeo-cristiana, autorizzandone l’uso per tutti gli Ebrei che si fossero battezzati. A tale scopo pubblicò i rispettivi libri liturgici.
Il Papa diede nuovo valore al culto delle Reliquie, ordinando che ognuna di esse fosse appositamente celebrata in ogni luogo in cui fosse conservata e concedendo ricche indulgenze, oltre che rivitalizzando o istituendo i sodalizi che si facevano carico di promuoverne la venerazione. Allo stesso modo procedette per il rinnovamento del culto delle Immagini e delle Statue. Per entrambi gli scopi arricchì il Processionale di nuove formule. Sancì la scomunica latae sententiae per i profanatori delle reliquie e delle immagini sacre. Insistette perché in tutte le chiese fosse esposta una icona del Padre. Si pronunziò sull’autenticità di molte reliquie illustri e fu celebre il suo riconoscimento ufficiale della Sacra Sindone e delle Reliquie Sessoriane.
Le norme sacramentali
Nei canoni disciplinari acclusi alle encicliche su ciascuno dei sette Sacramenti e che noi abbiamo citato in precedenza, il Papa stabilì la necessità di formare sia i genitori che i padrini del Battesimo impartito ai bambini, per avere contezza della reale educazione che essi avrebbero dato al neofita. Fece lo stesso per il padrino e la madrina della Cresima, mentre per il cresimando impose tre anni di formazione, anche se con la possibilità di posporli alla celebrazione del sacramento, avendo stabilito che quest’ultimo fosse ricevuto a dodici anni ma che potesse anche, su decisione dell’Ordinario, essere amministrato contestualmente alla Comunione. Il Papa ribadì che la Cresima era indispensabile per l’iniziazione cristiana, tanto quanto la Comunione, per cui escluse da qualsiasi attività nella Chiesa i fedeli non cresimati. Concesse ai genitori il privilegio di chiedere, per motivi validi, come il pericolo di vita, l’amministrazione del Battesimo e della Cresima insieme ai bambini. Per il Battesimo, rammentò che vi era obbligo di impartirlo entro otto giorni, mentre inflisse penitenze canoniche a chi lo chiedeva, per i figli, da due mesi in poi dalla nascita. Fissò a nove anni l’età per ricevere l’Eucarestia e a due anni la durata del corso di preparazione. Inculcò ai fedeli la Comunione frequente e impose agli stessi, in base agli incarichi ricoperti o alle funzioni svolte o alle vocazioni scelte nella Chiesa, diverse scadenze all’obbligo di comunicarsi, da quella settimanale alla mensile, fermo restante quello generale annuale. Esortò i singoli alla preparazione e al ringraziamento dell’Eucarestia, incoraggiando anche le forme comunitarie di questi atti di pietà. Ripristinò il vecchio rito per l’amministrazione della Cresima. Promosse il culto eucaristico, fissando ad almeno tre volte al mese l’esposizione del Santissimo Sacramento nelle chiese (primo e ultimo venerdì e primo sabato del mese, in onore del Sacro Cuore, del Preziosissimo Sangue e del Cuore Immacolato), inculcando la frequente benedizione eucaristica, ordinando l’adorazione settimanale parrocchiale dinanzi al Tabernacolo e l’organizzazione della adorazione perpetua in ogni città e diocesi. Impose ai chierici e ai loro delegati di portare la comunione agli ammalati, ai disabili e agli anziani almeno ogni quindici giorni, di propria sponte. Il Papa inflisse la scomunica maggiore latae sententiae riservata alla Santa Sede in articulo mortis ai profanatori dell’Eucarestia.
Giovanni Paolo III ripristinò la vecchia disciplina della confessione, rammentando che i peccati mortali vanno confessati in specie, numero e circostanze e ordinando ai confessori di fare domande sulle colpe commesse ai penitenti occasionali, mentre raccomandò ai fedeli di esaminarsi prima di accostarsi alla penitenza e di prepararsi mediante l’eccitazione del dolore e la fermezza del proposito. Impose ai sacerdoti di comminare sempre le penitenze canoniche, salvo volessero farle essi stessi per i penitenti, e aumentò il numero dei peccati riservati. Il Papa ordinò che i sacerdoti fossero a disposizione per le confessioni prima della Messa e che organizzassero momenti specifici per ricevere i penitenti il pomeriggio e la sera del sabato e delle vigilie festive. Aumentò inoltre il numero dei peccati riservati, reintroducendo l’aborto e inserendo la fivet, l’eutanasia, il matrimonio e l’adozione omosessuale, l’usura, il racket, il traffico di esseri umani e droga, il traffico illegale di armi e lo smaltimento illegale di rifiuti, lo stupro, l’incesto, la pedofilia, la produzione di materiale pornografico, la produzione e la fruizione di materiale pedopornografico e di pornografia estrema, il sadismo, la necrofilia, la gerontofilia, il terrorismo, l’omicidio volontario. Per quanto concerne l’Unzione degli Infermi, il Papa volle vincere il pregiudizio contro questo sacramento e ordinò ai sacerdoti di offrirlo essi stessi ai malati e agli anziani, mentre stabilì che fosse impartito collettivamente nella prima domenica di Avvento, nella prima domenica di Quaresima e nella festa della Madonna di Lourdes a tutti i fedeli convenuti in chiesa. Ripristinò il vecchio rito del sacramento per l’amministrazione solenne, lasciando quello di Paolo VI alla celebrazione collettiva o emergenziale. Il Papa insegnò ripetutamente che chi cade in peccato mortale è tenuto a confessarsi immediatamente e, in attesa, di eccitare la contrizione.
Il Pontefice ripristinò l’antico rito per la consacrazione dei diaconi, dei presbiteri e dei vescovi; restaurò il suddiaconato; differenziò il rito dell’amministrazione dell’ostiariato, dell’esorcistato, del lettorato e dell’accolitato tra chi doveva arrivare agli ordini maggiori e chi invece li riceveva come ministeri; tra costoro, operò una ulteriore distinzione rituale tra uomini e donne. Il Papa uniformò anche le formule del rito del matrimonio. Ripristinò la distinzione tra impedimenti impedienti e dirimenti e ne aumentò il numero. Pretese una formazione biennale per i nubendi e semplificò le procedure di nullità legate ad impedimenti noti solo agli sposi se non ad uno solo dei due. Introdusse anche degli impedimenti per la consacrazione sacerdotale, tali da renderla illecita e da far sì che il consacrato venisse immediatamente inabilitato all’esercizio del ministero, senza perdere il carattere indelebile impresso dal sacramento. Tali impedimenti erano legati alle inclinazioni psicologiche e sessuali dei candidati, laddove implicassero coazione ad agire contro la morale, o alla mancata valutazione delle attitudini morali e della fede religiosa dell’ordinando. Una attenzione particolare il Papa la diede agli esorcisti, ordinando ai Vescovi o di nominarne uno ogni 10000 abitanti o di esorcizzare loro stessi in prima persona. Egli restaurò l’antico rito tridentino dell’esorcismo e diede indicazioni agli esorcisti per trattare i casi di ossessione, possessione e vessazione diaboliche, nonché di magia e sortilegio, sulla base dei canoni in calce alla sua enciclica sulla teologia mistica.
Giovanni Paolo III ripristinò la vecchia disciplina delle Indulgenze, quantificando i tempi di remissione, ma lasciò intatte le formule generiche per le remissioni più recenti. Ampliò il numero degli atti di pietà a cui era concessa la plenaria, in genere ripristinando le concessioni anteriori al Concilio e inculcando la prassi di lucrare la remissione per i defunti. Il Papa indulgenziò anche l’esercizio delle opere di misericordia corporale e spirituale e l’assistenza agli anziani, ai bambini, ai malati, ai disabili, alle persone sole, la cura di chi ha dipendenze, il recupero dei delinquenti, l’azione di apostolato ai non credenti e il recupero delle prostitute. A tale scopo pubblicò un nuovo Enchiridion delle Indulgenze. Il Papa diede anche un nuovo splendore alle celebrazioni giubilari. Con la Bolla Annum Sacrum ripristinò una parte del vecchio rito di apertura e chiusura dell’Anno Santo e la mescolò con il nuovo. Oltre agli Anni Santi ordinari, egli tenne tre Giubilei straordinari e altri Anni Santi tematici, con annesse ampie indulgenze. Cinque furono dedicati rispettivamente al Sacro Cuore, al Prezioso Sangue, al Santo Nome, a Cristo Re e alla Divina Misericordia. Uno allo Spirito Santo e uno a Dio Padre. Due alla Madonna. Uno a San Giuseppe e uno a San Michele. Un anno giubilare fu voluto dal Papa per le Anime Purganti: tutte le indulgenze concesse per l’occasione andavano ai Defunti.
La promozione delle devozioni
Il Papa volle superare il pregiudizio post conciliare verso le devozioni popolari, da lui considerate parte integrante della Tradizione e complemento della liturgia. Si attenne perciò a questi principi: celebrare le novene nel corso delle funzioni liturgiche o a ridosso di esse; legare gli ottavari alla pietà popolare con brevi orazioni quotidiane; inserire le meditazioni e le preghiere dei mesi devozionali nelle funzioni liturgiche; promuovere preghiere collettive e pubbliche nei giorni devozionali; inculcare nei fedeli devozioni stabili. I canoni disciplinari da lui pubblicati nelle encicliche devozionali furono ispirati a questi principi. Prescrisse la celebrazione pubblica delle novene dell’Immacolata, di Natale, della BVM di Lourdes, di San Giuseppe – in deroga alla norma che la riduceva a triduo durante la Quaresima – della Divina Misericordia, di Pentecoste, della Mediatrice, del Corpus Domini, del Sacro Cuore, del Preziosissimo Sangue, della BVM di Fatima, dell’Assunta, della Corredentrice, di San Michele, di Ognissanti, della Medaglia Miracolosa, lasciando agli Ordinari la possibilità di aggiungerne altre, a livello diocesano o anche nelle singole Parrocchie. Altre novene, come quelle alla Madonna di Guadalupe, di Loreto o del Carmelo, furono vivamente raccomandate. Ordinò la celebrazione devozionale degli ottavari dell’Immacolata – in preparazione al Cuore Immacolato di Maria – di Natale – in preparazione al Santo Nome di Gesù- del Preziosissimo Sangue – in preparazione alle Sante Piaghe- e dell’Assunta – in preparazione della BVM Regina. Prescrisse la pratica universale dei mesi di settembre all’Addolorata, di ottobre alla Madonna del Rosario con l’aggiunta dell’intenzione per le missioni, di novembre per i defunti, di dicembre per il Santo Bambino, di gennaio per il Santo Nome di Gesù con l’intenzione per l’unità dei cristiani, di febbraio per la Madonna di Lourdes, di marzo per San Giuseppe, di aprile per l’Eucaristia e la Divina Misericordia, di maggio per l’Immacolata, di giugno per il Sacro Cuore, di luglio per il Prezioso Sangue con l’intenzione per i cristiani perseguitati, di agosto per Dio Padre. Insistette per la celebrazione della Via Crucis nei Venerdì di Quaresima, mentre introdusse quella della Via Lucis nelle Domeniche di Pasqua fino a Pentecoste. Volle che il lunedì si recitasse nelle chiese la Corona dei Cento Requiem, il martedì la Corona Angelica, il mercoledì quella dei Sette Dolori e delle Sette Allegrezze di San Giuseppe, il giovedì il Rosario del Padre, il venerdì la Coroncina al Preziosissimo Sangue, consigliò il Rosario dello Spirito Santo il sabato, mentre incoraggiò la funzione in onore del Santo Bambino di Praga il 25 di ogni mese, la Supplica all’Immacolata della Medaglia Miracolosa il 27 di ogni mese e inculcò quella in onore del Santissimo Nome di Gesù il 1 di ogni mese e quella per Cristo Re l’ultima domenica di ogni mese. Prescrisse la pratica dei Quindici Sabati del Rosario da ottobre in poi. Ribadì come obbligo la prassi di recitare il Rosario comunitario prima della Messa almeno una volta al giorno e inculcò l’uso di recitarlo intero il primo sabato del mese. Vi aggiunse la preghiera quotidiana pubblica con le Coroncine al Sacro Cuore, alla Divina Misericordia e alle Sante Piaghe, nonché del Veni Creator Spiritus, scaglionandole nei vari momenti della vita della comunità parrocchiale. Il Papa volle che il rosario quotidiano pubblico fosse preceduto dall’Angelus almeno una volta al giorno. Ribadì l’obbligo di scandire le ore canoniche con le campane. Promosse il Piccolo Ufficio della Beata Vergine. Tutte queste pratiche furono da lui arricchite e confermate di preziose Indulgenze plenarie e parziali.
Ai fedeli non si stancò di rammentare la necessità di pregare mattina e sera, di recitare ogni giorno il rosario e la coroncina alla Divina Misericordia, di coltivare una o più devozioni a Cristo, alla Madonna e ai Santi, nonché quella allo Spirito Santo e di suffragare i Defunti; inculcò la prassi di recitare l’offerta quotidiana dell’Apostolato della Preghiera del Cuore di Gesù, di leggere regolarmente la Bibbia, di meditare quotidianamente e di leggere spesso libri di devozione. Esortò alla preghiera spontanea, intima e confidente con le Tre Persone Divine. Consigliò la pratica delle Tre Ave Maria e di indossare la Medaglia Miracolosa o lo Scapolare del Carmine e il Crocifisso. Si pronunziò a favore dell’astinenza volontaria dalle carni mercoledì, venerdì e sabato e per il digiuno venerdì e mercoledì. Insistette per la Messa e la Comunione quotidiane e la Confessione settimanale e consigliò vivamente a tutti di affidarsi a un padre spirituale. Insegnò che nelle case cristiane non potevano mancare il Crocifisso, l’Immagine della Madonna, quella della Divina Misericordia e quelle dei Santi più graditi ai fedeli, cominciando da quelle di San Michele e San Giuseppe.
Il Papa incoraggiò la pia pratica del pellegrinaggio, dando lui stesso l’esempio, mediante la concessione di generose Indulgenze a tutti i Santuari, proporzionalmente alla loro importanza, e concedendo a molti di essi il diritto pontificio (Siracusa, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, Le Tre Fontane, Padova [Sant’Antonio e San Luca], Assisi, Salerno, Amalfi, Venezia, l’Isola Tiberina a Roma, Manoppello, Torino [Sacra Sindone], Lourdes, Fatima, Compostela, Rue du Bac, Paray le Monial, Walsingham, Lough Derg, Praga, Cracovia, Medjugorjie, Kibeho, Guadalupe, Calcutta). Concesse altresì il patronato pontificio ai grandi Santuari della Terra Santa e confermò e aumentò le indulgenze ivi concesse.
Allo scopo di approfondire le ragioni del culto e della devozione, affiancò i Congressi Eucaristici quelli cristologici, pneumatologici e mariologici, facendo dipendere l’organizzazione di quelli internazionali dal Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici, Cristologici, Pneumatologici e Mariologici Internazionali, mentre quelli locali furono demandati alle autorità ecclesiastiche del territorio.
Volendo sgombrare il campo da equivoci, ordinò la pubblicazione dell’Enchiridion revelationum privatarum. In esso, laddove non poté pronunziarsi sulla natura delle visioni o apparizioni, se esse erano antiche e ortodosse, concesse il permesso di praticare il culto e, con gli stessi criteri, di compiere le pie pratiche richieste. Laddove i dati erano sicuri, concesse il riconoscimento. Laddove la pratica era antica ma di dubbia origine, se diffusa e ortodossa la permise promulgandola con l’autorità apostolica e all’occorrenza ne confermò le indulgenze tradizionali. A tale scopo rivide i decreti in materia di Leone XIII e Pio XII. Segnaliamo che riconobbe, tra l’altro, le pratiche della Corona Angelica, delle Orazioni di Santa Brigida per un anno e per quindici anni, dell’Orazione alla Piaga della Spalla Destra, dei Nove Primi Mercoledì di San Giuseppe, del Rosario del Padre, del Rosario dello Spirito Santo, dei Dodici Privilegi, della Corona delle Lacrime e della Coroncina delle Sante Piaghe, mentre confermò le promesse della Madonna per coloro che portavano lo Scapolare del Carmelo e per chi recitava il Rosario o la Coroncina dei Sette Dolori. Concesse inoltre il riconoscimento papale alle Apparizioni di Rue du Bac, che non era mai stato dato perché Santa Caterina Labourè non aveva voluto testimoniare, e a molte altre che avevano avuto solo il riconoscimento degli Ordinari, come quelle di Guadalupe, le prime di La Salette, di Banneux, di Kibeho, di Grenoble e di Amsterdam, oltre che ad altre ancora a cui lo rinnovò, come quelle di Lourdes, quelle di Fatima, di Medjugorje e delle Tre Fontane. Riconobbe altresì le locuzioni interiori di Ancona sullo Spirito Santo.
Le norme sull’arte e la musica sacra
La decretale Ad fovendum cultum ripristinò in integrum le norme sull’edilizia sacra della Tradizione cattolica: pianta a croce greca o latina, navate dispari, abside, presbiterio, dodici colonne. Il Papa ordinò di adattare dove possibile le chiese costruite in deroga, obbligando a mettere il Santissimo Sacramento sull’altare maggiore o a dotare la sua cappella di un altare; di dare altari a tutte le statue o immagini sacre delle chiese, in primis il Crocifisso e la Madonna, di segnare dodici pietre crociate. Giovanni Paolo III ammise come stili degli edifici il neoromanico, il neogotico, il neobarocco, il neobizantino. Raccolse somme ingenti per costruire, restaurare e rinnovare le chiese di Roma e della sua diocesi e ordinò di fare altrettanto per tutti gli edifici di culto del mondo. Istituì la Pontificia Commissione Centrale di Arte Sacra, con lo scopo di formulare le direttive sull’arte sacra e di vigilare che fossero rispettate, e sottoponendole le Commissioni analoghe istituite presso ogni grado della Gerarchia ecclesiastica.
Le norme sull’edilizia sacra furono estese anche agli Episcopi, ai Seminari, ai Conventi, ai Monasteri, alle Cappelle, ai Cimiteri e a qualunque altro edificio legato al culto o al servizio religioso.
Giovanni Paolo III rimise in uso nelle funzioni pontificali il Gregoriano e la Polifonica della Controriforma, senza deroghe. Nelle altre celebrazioni, ammise i canti profani ma sulla base di liste di testi e melodie selezionate dall’autorità ecclesiastica. Escluse la danza dai riti europei, americani, asiatici e dell’Oceania. Diede norme sull’uso degli strumenti e sulle tonalità. Vietò il canto in assenza di cantori appositamente formati e per essi previde corsi specifici sia artistici che spirituali. Restaurò i cori delle Basiliche papali e li aprì, dove possibile, anche alle donne. Il rispetto delle norme musicali e coreutiche venne curato dalla Pontificia Commissione di Arte Sacra.
Giovanni Paolo III ebbe cura anche dell’omiletica. Oltre alle norme già indicate, egli prescrisse che i Vescovi predicassero ogni volta che celebravano in pubblico e che tutti i predicatori si formassero nello studio della sacra oratoria sia nelle forme che nei contenuti, partendo dagli esempi dei Padri, dei Dottori e dei Sacri Oratori.
La repressione degli abusi liturgici e sacramentali
Il Papa si prefisse di estirpare gli abusi dall’alveo liturgico. Avendoli elencati con cura nella sua decretale e avendo attribuito ad ognuno di essi un certo tipo di pena canonica, incaricò la Censura Apostolica di ricercarli attivamente e punirli. Ogni Censore, infatti, aveva non solo un Segretario per la dottrina, ma anche uno per la Liturgia. I Censori di ogni ordine e grado della Gerarchia rispondevano di quanto accadeva nella giurisdizione corrispettiva e che era riservato alla Santa Sede. Il Pontefice diede specifiche competenze anche ai Primati, ai Metropoliti Maggiori, ai Metropoliti, ai Vescovi e ai rispettivi Concili, per quanto di loro spettanza. Lo stesso fece per i Superiori Generali e quelli Provinciali degli Ordini Religiosi e dei Movimenti Ecclesiali, coi rispettivi Capitoli. Costoro operavano attraverso le Censure loro proprie. Ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori, nonché ai Primati delle Chiese di diritto proprio, Giovanni Paolo III diede i pieni poteri perché, tramite le proprie Censure, eliminassero ogni abuso. Ma la grande centrale operativa fu la Sacra Congregazione per la Sacra Liturgia e i Santi Sacramenti, presieduta dal Papa stesso, con due uffici disciplinari: uno per le norme liturgiche e uno per quelle sacramentali. A Roma, sotto Giovanni Paolo III, si tennero 8700 processi per violazioni delle norme cultuali e di essi 4000 si chiusero con delle condanne.
Il culto e le cause dei Santi
Il Papa promulgò la decretale De Canonizatione , col quale diede le norme per le cause dei Santi. Aumentò l’organico della Sacra Congregazione delle Cause dei Santi, la divise in sezioni continentali e in dipartimenti geografici, per smaltire le cause pendenti. Istituì un conto corrente presso lo IOR per finanziare le cause dei Santi i cui promotori non avevano mezzi. Conferì ai Patriarchi e ai Primati delle Chiese di Diritto Proprio il potere di beatificare e canonizzare, mentre demandò, salvo certi casi, ai Primati il potere di decretare la venerabilità e di beatificare. Lo stesso potere riconobbe ai Concili Nazionali. Giovanni Paolo III stabilì che coloro che avessero subito il martirio venissero ascritti al Catalogo dei Santi, senza necessità di miracoli e senza passare per la Beatificazione. Tale norma fu estesa anche ai Venerabili e ai Beati martirizzati, che così vennero iscritti al Catalogo dei Santi. Sancì altresì che i Beati che fossero tali da almeno centocinquanta anni fossero automaticamente ascritti al Catalogo dei Santi e che lo stesso avvenisse per i Papi e i Patriarchi che fossero già stati beatificati, anche se più recentemente. Confermò tutti i culti ab immemorabili dei Beati e dei Santi. Confermò altresì i culti ab immemorabili dei Venerabili. Ammise al culto non liturgico i Santi martiri cristiani non cattolici, purché non spregiatori della Chiesa Cattolica.
Giovanni Paolo III ebbe cura di ascrivere al Catalogo dei Santi i Martiri e i Confessori delle grandi persecuzioni della modernità, canonizzandoli con grandi celebrazioni di massa. Le vittime della Rivoluzione Francese, dei regimi liberal massonici dell’Ottocento, della Rivoluzioni Russa, Cinese, Castrista e dei regimi comunisti di tutto il mondo, del Nazismo, dei regimi fascisti e di quelli militari di tutto il pianeta, delle rivoluzioni africane, dei regimi islamisti, dei fondamentalisti indù e buddhisti, dal XVIII sec. al presente, vennero innalzati agli onori degli altari.
Il Papa beatificò e canonizzò innanzitutto Pio XII, sfidando il conformismo e proclamandolo Confessore e Dottore della Chiesa. Canonizzò tra gli altri Rolando da Cremona, Ramon Lull, Iacopo da Varazze, Giovanni Duns Scoto, Bartolo Longo, Innocenzo XI, Benedetto XI, Urbano II, Urbano V, Benedetto XII, Gregorio X, Innocenzo V, Gelasio II, Vittore III, Piergiorgio Frassati, Carlo Acutis, Jertzy Popieluszko, Pio IX, Rosa Gattorno, Giovanni Battista Tornatore, Edoardo Poppe, Aloisyus Stepinac, Ugo da San Vittore, Riccardo da San Vittore, Isacco della Stella, Anna Maria Taigi, Caterina Emmerich, Maria de Matthias, Antonio Rosmini Serbati, Raffaella Cimatti, Enrico Suso, Giovanni Tauler, Giovanni Ruysbroeck, Rafael Merry del Val, Giovanni Paolo I, Stefan Wyszynsky, Lucia Dos Santos, Ignazio Maloyan, Tito Brandsma, Pietro Claverie, Giacomo Alberione. Beatificò e canonizzò tra gli altri Antonia de Astonac, Vittore II, Stefano IX, Benedetto XIII, Gerardo Magno, Luigi di Granada, Cirillo da Praga, Bartolomeo da Saluzzo, Jean Louis Renè de Lamennais, Pio Bruno Lanteri, Giovanni Merlini, Vincenzo Cimatti, Leone Dehon, Santina Scribano, Marthe Robin, Jozef Myndszenty, Luigi Giussani, Matteo da Agnone, Marie Marthe Chambon, Pio VII, Jozef Beran, Chiara Lubic, Anastasio Ballestrero, Alcide De Gasperi, Natuzza Evolo, Rita Montella, Josef Slypy, Antonio Bello, Felice Canelli, Eduard Profittlich, Bernard Lichtenberg, Karl Leisner, Vasilie Aftenie e compagni martiri, Joseph Thao Tien, Teofilo Matulionis, Boleslaw Sloskans, Joseph Ccmar Salas, Dominic Tang Ye Min, Mikel Koliqi, Ignatius Gong Pin Mei, Francois Xavier Van Thuan, Raymond Maria Tchidinbo, Emile Bayenda, Marie Claire Mukangango e Joseph Ratzinger. Beatificò altresì David Maria de Angelis, Carolina Venturella, Amelia di Gesù Flagellato, Costanza Zauli, Eugenia Ravasio. Costoro, pur rientrando a volte in categorie canonizzate in blocco, ebbero dal Papa un decreto specifico in una funzione propria, come del resto molti altri. Confermò altresì il culto di quei Santi che, inseriti nel Calendario da secoli pur senza un reale processo di canonizzazione o una fondata venerazione popolare, erano oramai considerati tali, come Adeodato I, Adeodato II e Leone III. Reinserì in esso i nomi di Papa Liberio e di Novaziano. Equiparò alla fama di santità le testimonianze epigrafiche dei Papi Bonifacio III, Bonifacio V, Severino, Giovanni IV e Teodoro I, ascrivendoli al Catalogo dei Santi. Riconobbe la qualifica di Venerabili ai suoi Predecessori che erano stati perseguitati: Pio VI, Leone XII, Pio VIII, Gregorio XVI, Leone XIII, Benedetto XV. In genere, il numero dei Santi canonizzati nominalmente fu di 9500, mentre con le proclamazioni di gruppo giunse a 150000; il numero dei Beati fu di 12000; quello dei Venerabili 30000.
Particolarmente attento ai Santi stigmatizzati, riconobbe l’autenticità dei fenomeni mistici di molti di loro, come San Pio da Pietrelcina, Marthe Robin, Teresa Neumann, Santa Caterina da Siena, Santa Veronica Giuliani, Santa Maria Faustina Kowalska.
Il Pontefice ebbe un ampio arco di Santi prediletti e più onorati. Oltre a dedicare loro documenti papali e a visitarne i Santuari quando possibile, egli ne promosse il culto nelle forme più disparate. Ad esempio, indulgenziò le riunioni dei Gruppi di Preghiera di San Pio da Pietrelcina, proclamò Giovanni Paolo II Patrono d’Europa e delle Missioni, ripropose il culto di San Tarcisio per i primi comunicandi, quello dei Santi Anna e Gioacchino per i nonni e in genere ripropose tutti i patronati tradizionali (come quelli di Santa Lucia, San Domenico Savio, San Tommaso d’Aquino, San Cristoforo, i Santi Cosma e Damiano, San Giovanni Maria Vianney, San Giuseppe da Copertino, San Giuseppe Moscati, San Leopoldo Mandic, San Biagio, San Nicola), promulgò un Anno Giubilare per diversi Santi nei rispettivi Santuari o presso le tombe (tutti gli Apostoli, San Marco, San Luca, San Gregorio Magno, Santa Rosa da Lima, Santa Teresa di Lisieux, Santa Teresa d’Avila, San Francesco, Sant’Antonio, Sant’Agostino, San Severino, San Tommaso d’Aquino, San Luigi Gonzaga, Santa Chiara, Santa Giovanna d’Arco, San Giovanni Bosco, Sant’Antonio Abate, San Giovanni Gualberto, Santa Matilde di Sassonia, San Massimiliano Kolbe, San Francesco Antonio Fasani, San Carlo Borromeo, Santa Rita da Cascia, Santa Caterina da Siena, i Santi Re Magi, San Remigio, Santa Veronica Giuliani, San Francesco di Paola, San Tommaso Moro, San Gregorio VII, San Pio V, San Leone Magno, Sant’Ignazio, San Gregorio Barbarigo, San Luigi Orione, San Josè Maria Escrivà, San Martino I, San Massimo il Confessore, San Giovanni Damasceno, San Gregorio Studita, San Giovanni della Croce, San Luigi Maria Grignon de Montfort, San Damiano di Molokai, Santa Teresa di Calcutta, Santa Geltrude, San Bonaventura, San Nunzio Sulprizio e i Papi santi venerati in San Pietro e in Roma) associò al culto del Sacro Cuore quello di Santa Maria Margherita Alacoque, a quello del Prezioso Sangue quello di San Gaspare, a quello del Santissimo Nome quello di San Bernardino, a quello delle Sante Piaghe quello di Santa Brigida e di San Bernardo, a quello della Divina Misericordia quello di Santa Maria Faustina Kowalska, a quello della Madonna di Fatima quello dei Santi Giacinta e Francisco Marto e Lucia Dos Santos, a quello della Madonna di Lourdes quello di Santa Bernadette, a quello della Medaglia Miracolosa quello di Santa Caterina Labourè. A Roma il Papa edificò numerosissime chiese e cappelle in onore dei Santi e dei Beati di cui era devoto e per i suoi Predecessori canonizzati. In ogni parte del mondo il Pontefice inculcò la devozione ai Santi patroni delle Diocesi e delle città, ordinando di citarli nel Canone della Messa e di curarne il culto pubblico e privato.
