Che cos’è la morale cattolica?

di Vito Sibilio                                                                                                                                                           

Un dono della Grazia

L’azione morale è una delle vie attraverso le quali l’uomo instaura in sé il Regno di Dio, mediante la conformità a Gesù Cristo, che è il Regno stesso. E tutto ciò è reso possibile dalla Grazia.

In questo modo l’uomo inizia a collaborare con Dio nella realizzazione del Suo piano di salvezza, e lo fa in modo libero e consapevole.

Lo scopo naturale per cui Dio ha creato l’uomo consiste infatti nel permettergli di conoscerLo, amarLo e servirLo, attraverso la sua natura razionale, per poi goderLo in Paradiso. In tale azione l’uomo realizza e mette a frutto tutti i suoi talenti, per il cui impiego riceverà potere su molto, dopo la fedeltà nel poco, entrando nella gioia del Suo Signore (Mt 25, 21).

L’azione morale consiste quindi, in ultima analisi, in ciò che Dio opera attraverso le nostre persone, e in ciò che noi Gli permettiamo di operare dentro di noi e con noi.

La legge morale naturale

Dio ci indica cosa fare attraverso la Legge. Essa è naturale, quando verte su doveri e diritti che la ragione scopre da sola. Gli ambiti in cui quest’ultima scopre tali doveri e diritti, salvo le complicazioni date dalla scelta del peccato e dai condizionamenti culturali, corrispondono grosso modo alle aree normative dei Dieci Comandamenti: l’onore e il rispetto verso Dio, quello verso i genitori e le legittime autorità, il rispetto della vita propria e altrui, della proprietà che la garantisce, della verità, dei vincoli affettivi coniugali all’interno dei quali confluisce la sessualità, la purificazione delle intenzioni.

Da questa legge naturale morale, scritta nel cuore di ognuno e custodita dalla coscienza, ognuno di noi può prendere le distanze, a differenza delle altre leggi naturali fisiche, a cui invece non ci si può sottrarre. Ragion per cui Dio ha voluto che l’uomo venisse retto da una autorità che potesse emanare una Legge positiva che, di volta in volta, ribadisse ciò che la natura ha fissato e la ragione può scoprire, all’occorrenza sanzionando l’inadempiente. Nasce così il diritto, che ha sempre un nucleo etico, anche se spesso può essere imperfetto.

A garanzia perfetta della validità della Legge naturale, Dio stesso ha promulgato una Legge positiva, quella Mosaica, sintetizzata nei Dieci Comandamenti ma comprendente tutti i precetti del Pentateuco. Il Decalogo è dunque naturale nei contenuti, ma divino nell’autorità.

La grande novità dell’etica viene però col Cristo. Egli non solo perfeziona e completa la Legge antica, ma introduce i precetti di una morale soprannaturale, possibile e comprensibile solo nella prospettiva della vita divina, dell’immedesimazione con essa e della beatitudine eterna.

L’imitazione del modello di Cristo

In questa Legge Dio, Che già nell’Antico Testamento diceva: Siate santi perché Io sono santo, ora in Cristo ordina: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Che è nei Cieli, e nel Redentore dà un modello, un esempio. La morale cristiana non è dunque un insieme di norme ma una imitazione di un modello, l’Uomo perfetto, Cristo. Come tutte le imitazioni, essa è suscettibile di imperfezioni, fallimenti e riprese, ma è indispensabile: solo in questo rapporto personale con Cristo essa assume un senso, uno scopo e la sua stessa possibilità.

Tale Legge è la Legge dell’Amore, perché Cristo è venuto nel mondo per amore, ha insegnato e operato per amore, è morto per amore, per salvare coloro che vivevano nell’odio e nella morte. Cristo dunque è il Maestro dell’Amore, e noi possiamo amare solo se impariamo da Lui..

Il perdono è la grande norma di Gesù Cristo, che insegna a noi tutti che Dio non ci perdonerà se non impareremo a perdonare. Il sacrificio è l’amore che dona se stessi e, se necessario, si immola.

La morale naturale non può perdonare sempre e non può sacrificarsi mai, perché dovendo realizzare se stessa nella ragione, trova nella morte e nel fallimento il suo limite. Ma Cristo ha vinto la morte e ha fatto del soffrire uno strumento di salvezza per sé e per gli altri.

La bellezza irraggiungibile di questi insegnamenti ha conquistato il mondo e oggi è patrimonio anche di chi non crede, ma solo nella giustificazione operata da Cristo essa è possibile, è utile e sfocia nella felicità soprannaturale sia in terra che in cielo. La morale cristiana non è raggiungibile dalla ragione, ma quando essa la vede ne è abbagliata.

Una scelta di amore che rende liberi

Le forme dell’amore cristiano sono custodite nella Rivelazione attraverso le sue fonti, la Bibbia e la Tradizione, e interpretate dal Magistero, nonché vissute ed esemplificate dalla Vergine e dai Santi. Tutti i comandamenti, anche quelli più apparentemente normativi, sono riconducibili all’amore vissuto.

La norma dell’amore è la più importante di tutte, perché chi ama Dio e il prossimo osserva di conseguenza tutti gli altri comandamenti. Essi poi possono essere osservati sempre e tutti, perché Dio non nega mai la Sua grazia a chi lo invoca sinceramente, né alcuno è mai sottoposto a tentazione che non possa vincere. Esse infatti non sono permesse per far dannare, ma per accrescere la gloria in Cielo.

Obbedendo alla Legge nelle sue forme, l’uomo realizza la sua libertà, perché nella grazia sceglie di fare il bene e può perseverare in esso. L’uomo infatti, compiendo anche una volta sola il peccato, ne è schiavo, anche senza accorgersene.

La Grazia libera l’uomo, e questi può senza ostacoli raggiungere il bene, in se stesso e poi in cielo, superando ogni condizionamento.

Ogni atto umano è dunque costituito dal sapere ciò che si fa, accorgersi di farlo e volerlo liberamente.

 

Leggi anche: “Piccolo viaggio nella morale cattolica”

 

(Immagine: Trentino Alto Adige. Fotografia di Daniele Di Vincenzo)

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