Si può essere Diaconi della Bellezza?

di Luigi Finocchietti                                                                                                                           

La Diaconie de la Beauté

La Diaconie de la Beauté è un movimento nato a Roma nel 2012 durante il Sinodo per la Nuova Evangelizzazione e insieme al cardinale Paul Poupard, già Presidente del Pontificio Concilio della Cultura. Il progetto iniziale, creato in seno alla Fondazione per l’Evangelizzazione attraverso i Media (FEM), ha visto la luce in seguito a una riflessione pluriennale portata avanti dal cantautore francese Daniel Facérias e da sua moglie la produttrice Anne Facérias con il vescovo della diocesi di Fréjus-Toulon, monsignor Dominique Rey, e all’indomani di un incontro con il cardinale Antonio Cañizares Llovera nel quale si è ragionato sul problema della distanza tra gli artisti contemporanei e la Chiesa cattolica.

I Diaconi della Bellezza

La parola Diaconia è la versione latina (e poi anche italiana) del termine greco antico diakonía che significava servizio o ufficio del servire. Nei primi secoli della Chiesa i diaconi e le diaconesse avevano compiti di assistenza caritatevole molto diffusi e spesso anche importanti incarichi di aiuto all’azione dei vescovi. Oggi, a partire dal Concilio Vaticano II e dopo secoli di declino, si è verificato un nuovo rifiorire di questa istituzione.

Ma nell’ambito di questa rinascita e sotto il mantello delle iniziative legate alla nuova evangelizzazione  quale è il servizio particolare che intende fornire alla Chiesa la Diaconia della Bellezza?

Nelle intenzioni dei fondatori la Diaconia ha lo scopo di restituire gli artisti alla Bellezza e la Bellezza agli artisti al fine di divenire testimoni della Bellezza di Dio. Si tratta di poeti, cantanti, musicisti, architetti, cineasti, scultori, attori, intellettuali, etc…che decidono di vivere ognuno attraverso la propria disciplina un percorso verso la Verità diventando mediatori tra il cielo e la terra attraverso tutto il bello che hanno il dono di poter creare. La Diaconia quindi si pone come un percorso da offrire agli artisti stessi in cerca di spiritualità, ma anche come un servizio che gli artisti cristianamente ispirati svolgono nel ridare all’arte un ruolo primario e attivo per la santificazione del mondo e nel dare una testimonianza della nuova evangelizzazione.

leggi anche: L’apostolato della cultura in Gaetano De Sanctis, storico dell’antichità

A tal proposito, nel Documento finale del Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione tenutosi nel 2012 presso la Città del Vaticano si legge (n 157)

In questo capitolo dedicato al rapporto tra fede e conoscenza va collocato anche il richiamo contenuto nelle risposte all’arte e alla bellezza come luogo di trasmissione della fede. Le ragioni che permettono di sostenere questo richiamo sono spiegate in modo articolato, soprattutto da quelle Chiese che, forti della loro tradizione, come le Chiese Cattoliche Orientali, hanno saputo mantenere una relazione molto stretta del binomio fede e bellezza. In queste tradizioni, il rapporto di fede e bellezza non è una semplice aspirazione estetica. Al contrario è visto come una risorsa fondamentale per rendere testimonianza alla fede e per sviluppare un sapere che sia veramente “integrale” servizio alla totalità dell’essere uomo.

Questa conoscenza portata dalla bellezza consente, come nella liturgia, di assumere la realtà visibile nel suo ruolo originario di manifestazione della comunione universale a cui l’uomo è chiamato da Dio. Occorre quindi che il sapere umano venga di nuovo coniugato con la sapienza divina, ovvero con la visione della creazione che Dio Padre ha e che, tramite lo Spirito e il Figlio, si trova nel creato.

Nel cristianesimo urge salvaguardare questo ruolo originario del bello. La nuova evangelizzazione ha al riguardo un ruolo importante da svolgere. La Chiesa riconosce che l’essere umano non vive senza bellezza.

Per il cristiano la bellezza è dentro il mistero pasquale, nella trasparenza della realtà di Cristo.

Nella Diaconia della Bellezza, infatti, il primo elemento valorizzato (su tre assi fondamentali) e dal quale tutto scaturisce risulta essere la preghiera, sviluppata periodicamente in gruppo e con l’assistenza spirituale di un prete, insieme alla testimonianza di come si possa coniugare la vita spirituale con l’attività artistica; la formazione all’arte sacra e alla bellezza degli artisti, dei laici e dei consacrati attraverso l’organizzazione di numerosi eventi; la solidarietà umana, spirituale e anche economica agli artisti in difficoltà attraverso la creazione di una rete di scambi e di residenze dove poter vivere ed esercitare la creatività.

L’intenzione, beneaugurata, è quindi quella di creare e offrire un servizio che permetta a tutti gli artisti, ai protagonisti e ai fruitori dell’arte e della cultura di vivere la carità cristiana attraverso tutto ciò che è meravigliosamente e semplicemente bello.

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La via Pulchritudinis

Tutto questo consapevoli del fatto che, per dirla con le parole di Dostoïevski (L’Idiota) “La bellezza salverà il mondo”. Ma a dire il vero queste non sono le uniche parole con le quali il grande narratore russo ha riflettuto (attraverso i suoi personaggi) sul concetto di bellezza, ve ne sono molte altre.

Lumanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.

Questo testo di Dostoïevski in particolare è stato citato da Papa Benedetto XVI nel suo discorso tenuto durante un incontro con gli artisti nella Cappella Sistina nel 2009 durante il quale ha ricordato i tentativi più o meno recenti, a partire dal Beato Papa Paolo VI (in uno storico discorso del maggio 1964) e passando per il magistero di Papa San Giovanni Paolo II, di “ristabilire l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti” analizzando in maniera obiettiva e coraggiosa “i motivi che avevano turbato tale rapporto”. Ecco alcuni stralci di questo bel discorso:

Il legame profondo tra bellezza e speranza costituiva anche il nucleo essenziale del suggestivo Messaggio che Paolo VI indirizzò agli artisti alla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’8 dicembre 1965: “(…) Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”. (…)

Il momento attuale è purtroppo segnato, oltre che da fenomeni negativi a livello sociale ed economico, anche da un affievolirsi della speranza, da una certa sfiducia nelle relazioni umane, per cui crescono i segni di rassegnazione, di aggressività, di disperazione. (…) Che cosa può ridare entusiasmo e fiducia, che cosa può incoraggiare l’animo umano a ritrovare il cammino, ad alzare lo sguardo sull’orizzonte, a sognare una vita degna della sua vocazione se non la bellezza?

(…) Troppo spesso, però, la bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e, invece di far uscire gli uomini da sé e aprirli ad orizzonti di vera libertà attirandoli verso l’alto, li imprigiona in se stessi e li rende ancor più schiavi, privi di speranza e di gioia.(…) L’autentica bellezza, invece, schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’Altro, verso l’Oltre da sé. (…)

[La bellezza] può diventare una via verso il Trascendente, verso il Mistero ultimo, verso Dio. (…)

Si parla, in proposito, di una via pulchritudinis, una via della bellezza che costituisce al tempo stesso un percorso artistico, estetico, e un itinerario di fede, di ricerca teologica.

E di via pulchritudinis ha parlato anche il grande poeta Mario Luzi in un suo intervento tenuto alla IX Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie il 9 novembre 2004:

E forse non è da trascurare il fatto che quella inclinazione spirituale si pronuncia specialmente in uomini di religione studiosi e devoti a Maria – e anche oggi la Via pulchritudinis sembra concernere soprattutto la mariologia.
In Maria sembra attuarsi sommamente la connessione verità-bellezza, cessare anzi di essere un binomio per divenire unità inscindibile. La perfezione della creatura umana gratificata da splendore e armonia come gradus al divino.

In conclusione, quindi, essere al servizio della bellezza rappresenta, per chi lo volesse, anche un’occasione per intraprendere un percorso di natura religiosa, esistenziale e teologica.

Anselm Grün, un padre benedettino autore di scritti di spiritualità, in alcuni passaggi dell’introduzione a un suo recente (2015) libro intitolato “Bellezza. Una nuova spiritualità della gioia di vivere” scrive a tal proposito:

Se rifletto sulla bellezza e contemplo il bello, pieno di meraviglia, ciò è in sintonia con la spiritualità contemplativa e mistica. Guardo quello che esiste. Mi lascio sfiorare dal bello che incontro nella natura, nell’arte e negli esseri umani. Ricevo il bello che mi è dato. E, nel bello, intuisco la bellezza primigenia di Dio di cui scrivono i mistici.

(…) Ma noi non contempliamo con stupore e meraviglia soltanto il bello che incontriamo fuori di noi e in cui, in ultima analisi, ci sorride la bellezza primigenia di Dio. Abbiamo anche la capacità di creare qualcosa di bello. Possiamo apparecchiare la tavola in modo bello, abbellire lo studio dove avvengono i nostri colloqui, possiamo indossare begli abiti o creare cose belle in campo artigianale o artistico. Possiamo rendere più bella la vita. Non ci limitiamo ad incontrare la bellezza del creato. Anche noi siamo creatori di bellezza. Possiamo rendere bello il mondo, lasciarvi un’impronta di bellezza. E, in questo modo, possiamo dare un contributo essenziale al l’umanizzazione del mondo, ma anche provvedere alla salute delle persone. Il bello, infatti, porta l’essere umano a contatto con quanto, nella sua anima, è integro e bello. Il bello è benefico per la nostra anima.

La Diaconia della Bellezza, anche in Italia?

La Diaconie de la Beauté si è sviluppata in Francia, in Terra Santa, nella Guyana e nelle isole dell’Oceano Indiano (Réunion, Mauritius, Madagascar). In particolare il gruppo originario francese è impegnato in molteplici attività realizzate a cadenza settimanale e mensile, dislocate in numerose città piccole e grandi in alcune delle quali (Nantes e Lourdes) vi sono anche delle case (maisons d’artistes) dedicate all’ospitalità e al confronto tra gli artisti della Diaconia. L’attività annuale in Francia ha il suo culmine nell’organizzazione del Festival Sacré de la Beauté, tenuto a maggio in concomitanza con il Festival Cinematografico di Cannes e nella splendida cornice dell’abbazia cistercense di Lérins situata sulla costa prospiciente alla città provenzale, sull’isola di Saint-Honorat.

Anche a Roma è presente, ma allo stato attuale bisogna dire che parla ancora troppo poco l’italiano, nonostante l’organizzazione dell’oramai tradizionale Simposio annuale, della durata di una settimana a partire dalla festività del Beato Angelico, che raccoglie nella città eterna artisti e amanti della bellezza provenienti da tutte le sedi del mondo.

Questa circostanza può essere dovuta (ma è solamente un’ipotesi) alla particolarissima condizione in cui si trovano in Italia i laici cristianamente impegnati nella cultura e nell’arte, stretti tra uno storicamente flebile slancio all’iniziativa e la presenza molto attiva e forte (e a volte, ahimè, il protagonismo…) del clero e della gerarchia ecclesiastica nella gestione delle idee, degli strumenti, e dei mezzi.

Questo non vuole certamente essere un monito ma semplicemente un invito caloroso a mettersi coraggiosamente tutti quanti in cammino come ‘diaconi’ al servizio della bellezza, della comunità ecclesiastica, del mondo.

***

Il Simposio del 2018 è in corso questa settimana, ovvero dal 18 al 25 febbraio, a Roma. Qui di seguito riporto una selezione degli eventi in programma:

BASILICA SANTA MARIA SOPRA MINERVA

Apertura del simposio

18 Febbraio, ore 18 – Messa solenne presieduta da S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

ore 20 – una relazione di Fra Ricardo

«La Bellezza nella pittura»: Fra Angelico

BASILICA SANTA PRASSEDE

23 febbraio, ore 11 – Messa presieduta dal S.E. Cardinale Poupard

a seguito una relazione:

« La bellezza attraverso l’arte e la fede »

CENTRO SAN LUIGI DEI FRANCESI

23 febbraio, ore 17 – Presentazione del documentario

« Ho incontrato la Bellezza » Tavola Rotonda con S.E. Mons. Le Gall, Michael Lonsdale, Filippo Velardi e Padre Alfonso Longobardi O.M

BASILICA SANT’ANDREA DELLE FRATTE

Chiusura del Simposio

24 febbraio, ore 18 – Messa presieduta da S.E. Mons. Robert Le Gall

ore 19.30 – Spettacolo «il bacio della Maddalena» con gli artisti della diaconia di Roma al teatro due a Sant’Andrea della Fratte

Sitografia

http://www.diaconiedelabeaute.org/

 Webliografia

Programma del Simposio della Diaconia della Bellezza, Roma 18-25 febbraio 2018

Testimonianza di Anne Facérias su Zenit

Testimonianza di Daniel Facérias su Zenit

Fondazione per l’Evangelizzazione presso i media

Paolo Siniscalco, Diaconato – vol. I 

Vocabolario Treccani on-line, s.v. diaconìa

Chiusura del Concilio Vaticano II. Messaggio del Santo Padre Paolo VI agli artisti (1965).

Mario Luzi, La «via pulchritudinis». la bellezza come cammino di evangelizzazione e di formazione umana. Intervento alla IX Seduta Pubblica delle Pontificie Accademie, 9 novembre 2004.

Incontro con gli artisti. Discorso del Santo Padre Benedetto XVI. Cappella Sistina, Sabato, 21 novembre 2009.

La Nuova Evangelizzazione per La Trasmissione della Fede Cristiana, Instrumentum Laboris, Città Del Vaticano, 2012.

Bibliografia

Anselm Grün, Bellezza. Una nuova spiritualità della gioia di vivere, Queriniana Edizioni, 2015.

 

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