Enrico Medi: la fisica, l’universo e il Creatore

di Luigi Finocchietti                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Questo discorso, tenuto dal prof. Enrico Medi (Porto Recanati, 1911 – Roma, 1974) – un grande scienziato italiano, un uomo politico, ma soprattutto un eroico testimone di fede – nella città di Prato nell’anno 1970, affronta le tematiche relative al rapporto tra la scienza e la religione, all’essenza dell’universo, alle meraviglie dell’umanità e all’esistenza di un unico Creatore.

Riporto quindi di seguito la trascrizione di ampi stralci (ai quali ho aggiunto brevi titoli) di un discorso che, come molti altri del Servo di Dio Enrico Medi, si presenta quale un fiume di parole guidato e sorretto dalla potenza degli argini dello Spirito Santo.

 

Il breve fotogramma dell’umanità

(…) Esistono nell’universo delle stelle fatte di neutroni – neutroni vuol dire nuclei senza carica, particelle senza carica – tutti appiccicati gli uni con gli altri, per cui come densità (…) è come di aver preso tutta la terra – con i suoi 3760 km di profondità – e condensata in un grattacielo di New York, cioè con un’altezza di 100 m per 100×100 (…) tutta la terra raccolta in un raggio di 100 m, questo nelle lontane stelle che un giorno esploderanno per creare le novelle splendenti fiaccole dell’universo. (…) E come gentilmente mi è stato chiesto da una cara creatura poco prima di venire qui: “[di] cosa volete voi giovani che vi parli? Ah, non ci parli di problemi religiosi eccetera, ci parli di cose scientifiche”. Per quanto ve lo dico io non riesco a vedere che differenza ci sia tra cose scientifiche o religiose o no, è tutta un’unità nella vita per cui la mia mano, il mio respiro, il mio piede, il mio cuore, pur distinti tra loro, respirano della stessa potenza, dello stesso anelito, dello stesso valore e dello stesso palpito. (…) C’è della gente che dice: “è un’epoca moderna, dobbiamo cambiare idea!” Ma che volete che gliene importi all’universo, coi suoi sette miliardi di anni, dei venticinque annucci che ci separano come un soffio dall’ultima guerra ad oggi! È un film che nella durata di un giorno fa passare un fotogramma, manco si vede (…). Da quel fotogramma invisibile, che passa in un attimo, voi giudicate di quattro miliardi di anni! (…) Tutta la storia dell’umanità in un film dell’universo non si vede. Tutta la storia del genere umano sono dieci fotogrammi, là dentro c’è Napoleone, c’è nostro Signore, c’è Adamo, c’è tutto. (…) Ma cosa volete che importi, cento anni più, cento anni meno, mille anni più, mille anni meno, essere moderno, non essere moderno: CHE VUOL DIRE! MA CHE VUOL DIRE CONFRONTO ALL’IMMENSITÀ DI QUESTE GRANDEZZE DEL TEMPO E DELLO SPAZIO! COSA ME NE IMPORTA A ME SE SONO NATO QUI, SE SONO NATO LÀ (…), SE L’AMBIENTE CHE MI CIRCONDA È COMUNISTA, È DEMOCRISTIANO, CATTOLICO, NON CATTOLICO (…) [rispetto] ALL’ASSOLUTO DI SPAZIO, DI TEMPO, DI GRANDEZZA, DI POTENZA, DI FORZE, DI ENERGIA dinanzi al quale devo decidere SE C’È UNO CHE L’HA FATTO O C’È UNO CHE NON L’HA FATTO! Ma dov’è la nostra grandezza umana di lasciarci spaventare che se sulla luna fosse arrivata la falce e il martello questo Uno non c’era; se c’è arrivata una bandiera con le stelle e le righe forse c’è; se ci fosse arrivata la bandiera bianca e gialla del Vaticano Dio c’era sicuro. (…) A un certo momento l’uomo deve decidere, liberandosi da tutte le fantasie, da tutti i fantasmi, da tutte le preoccupazioni, che si viva, che si muoia, non ha nessuna importanza, l’importante è che con la essenzialità di cose così grandi uno grandezza rispetti ed amore conservi. Poi verranno le altre conseguenze (…). Come anche vi devo dire, una delle obiezioni più grandi che si fanno: “Ma allora, c’è il dolore nel mondo, come si spiega?”. Ma io in questo momento [non m’]interessa nulla di spiegare i dettagli di una cosa che se non è spiegata completamente, non dovrebbe essere vera. Anche poco fa, per la prima volta dopo 80000 km quella povera bestiola dell’Alfa Romeo,  entrando qui da voi al vostro…all’uscita dell’autostrada del sole, bom, non è ripartito il motorino (…) se io avessi detto: “beh, la macchina non parte, quindi questa macchina non l’ha fatta nessuno perché non parte!”, ma che discorsi sono. Per un particolare, che son tutti particolari, che io non arrivo a capire devo negare una realtà più grande. (…)

L’esattezza esclude il caso

Come io guardo a voi o stelle, vi guardo con i miei telescopi, con le mie grandi antenne riceventi dei disturbi che vengono dalle pulsar, guardo voi stelle nane ed abissali profondità di cieli che racchiudete nel vostro scrigno le nebulose oscure; guardo a voi stelle nove che esplodete nel girar di pochi secondi e diventate immense come cento volte il sole, raccolgo tutte queste radiazioni, le esamino al mio spettrografo, e trovo che a un milione di anni luce di distanza (che) il ferro, il silicio, il carbonio, il calcio, l’ossigeno, l’idrogeno, gli stessi elementi identici a quelli che ho sul mio pianeta terra. (…) E allora dico lassù, e questo lassù lo ripeto dieci alla ottanta volte, un dieci seguito da ottanta zeri, tanti sono i neutroni, protoni, mesoni, che compongono il peso dell’universo (…) L’identità esclude la probabilità, ricordatelo ragazzi che studiate. (…) L’esattezza esclude il caso e la probabilità, parlo in termini scientifici. Quindi queste particelle dovrebbero essersi messe d’accordo tutte dieci all’ottanta di essere così come sono, prima di esistere! (…) Allora, questo è l’assurdo, perché nessuna di quelle particelle di una galassia ha mai potuto incontrare le particelle di un’altra galassia, perché la luce che è partita da là dieci miliardi di anni or sono è partita all’inizio dell’universo stesso. (…) E allora io ne deduco razionalmente che ci deve essere un’unica causa fuori dello spazio –  perché spazio collegante non c’è – , fuori del tempo – perché tempo utilizzabile non c’è – , fuori di quegli esseri perché una causa che ha dato all’essere di esistere così com’è, QUINDI PADRONA DELL’INTRINSECITÀ DELL’ESSERE E DELLA SUA ESSENZA. UNA CAUSA FUORI DEL TEMPO, FUORI DELLO SPAZIO, FUORI DELLA MATERIA, PADRONA DELL’ESSERE…IO LA CHIAMO E LA PROCLAMO: MIO DIO, IO TI ADORO! QUESTA È LA MIA FEDE.

Siamo assoluti fino in fondo

(…) Ieri parlando con un mio amico tanto bravo, mi diceva: “Mah, ci può essere l’essere immanente…”. La vogliamo finire con queste parole che rivelano una cretinità immanente. (…) Che vuol dire immanente: c’è o non c’è? In quel protone? Allora non c’è in quest’altro! (…) Se questo che tu chiami essere tu lo localizzi in quel protone e in quell’atomo, allora non c’è in quell’altro. “No, c’è in questo e in questo”. Allora è molteplice. Allora non è una potenza capace di creare l’uno e l’altro. È collegato materialmente o spiritualmente? Materialmente, no, allora non può essere, perché le materie non si collegano; spiritualmente, allora non è più materia, non puoi parlare d’immanenza! (…) adesso non possiamo fare trattati di filosofia qua dentro e vi dico parlo così per voi per darvi una tranquillità di spirito, fuori [que]ste parolacce che non servono a nulla, o se le volete affrontare allora AFFONDO COL BISTURI!  Io accetto qualunque  sfida, non a battuta a botta e risposta, ma a SPREMUTA DI CERVELLO FINO A MORIRE, e vi garantisco che tante volte la gente rimane stesa per terra (…) alla fine li metti con le spalle al muro eh…con le spalle al muro…è la superficialità che ti rovina, è l’accontentarsi di FRASI FATTE! Siate assoluti fino in fondo, ma anche in campo morale. E sfido chiunque (…) di fronte alla propria coscienza di obiettare (…).

La prepotenza del nulla

Se ve lo devo dire ieri con Zavoli, con Antonini che poi siamo andati in televisione, è venuto fuori il terribile problema … : immaginiamo – diceva Zavoli – professore che venga a mancare l’ossigeno (…) e allora questi tre uomini rimangono in orbita (…) ebbene si pone (…) questo terribile dramma, terribile, di dire io sono sicuro (…) che non so…tra…quindici minuti, quarantadue secondi io devo morire. L’ossigeno è tarato, i manometri ci sono, si sa esattamente che tre minuti di mancanza di ossigeno danno la necrosi delle cellule celebrali, che non si rigenerano più (…) Quindi questa persona sa che dopo quindici minuti e trentadue secondi deve morire, allora si dice è autorizzato a prendere una pasticca e a togliersi la vita o aprire l’oblò della navicella spaziale. Dico: perché dovrebbe farlo? E un amico mio m’ha detto: o c’è una ragione metapsichica – queste parole sempre complicate (…), e dì religiosa e non se ne parla più (…) – (…) oppure l’uomo ragionevole si toglie una vita per non soffrire dell’agonia (…). E…io gli ho detto ma…perché se la dovrebbe togliere quindici minuti prima di morire e non quindici anni prima di morire? Se io sono a questo mondo (…) vivo e ho la certezza che un giorno non sarò più niente (…). Dunque Dio non c’è: bene. L’anima non c’è: bene. Cosa sono io: un aggregato di molecole. Vi dico pressappoco quante, dieci alla venticinque, dieci alla ventisei molecole -. Che queste molecole siano composte insieme o sparse sulla faccia della terra e nel vento, beh, che differenza fa, non se ne accorge nessuno (…). E allora io dovrei vivere nella CERTEZZA di diventare nulla. Attenti che fa impazzire…a pensarci bene essere nulla. C’è della gente che lo dice: io non credo in niente, con la morte è finito tutto, ma perché dentro di sé HA UNA PREPOTENZA DI FEDE RINNEGATA E SA CHE LUI NEL NULLA NON CI ANDRÀ, perché andare nel nulla è la disperazione più assoluta, di te non rimane niente, di te non rimane pensiero, di te non rimane anima, DI TE NON RIMANE ANELITO, IL RICORDO DI TE NON SERVIRÀ A NULLA PERCHÉ TU NON CI SEI! Che i tuoi figli ti benedicano o ti maledicano, che vengano a venerare la tua tomba o a non venerare, è idiota venerare la tomba di colui che non c’è, perché in realtà è come se non fosse mai esistito, polvere prima, polvere durante, polvere dopo…ah rimane il ricordo, no non rimane niente, ricordo di ché! Di te che non ci sei più? (…) pauroso (…). Ringraziamo Signore che non ci fai capire cosa vuol dire il nulla (…). Un giorno (…) quando il sole scoppierà – ed è certo che scoppi – non se ne accorgerà neppure Giove, neppure Saturno, neppure il sole, perché la terra non conta niente! L’umanità che scompare, nell’universo non rimane traccia del genere umano, IL NULLA NEL NULLA! (…) E allora, io metto al mondo delle creature per dare loro l’illusione di essere qualche cosa (…) SAPENDO CHE DIVENTERANNO NIENTE, NO STRANGOLATI, NO A PEZZETTI, NO MACIULLATI, NO PRIGIONIERI, NO ALL’INFERNO, NIENTE! MEGLIO L’INFERNO, MEGLIO IL DOLORE CHE NIENTE! Il non essere, il nulla…Allora è meglio togliersi la vita subito (…). Allora Zavoli m’ha detto professore per carità, non mettiamo il popolo italiano di fronte a un discorso così, tagliamo fuori…tagliamo fuori, perché questi discorsi fatti a metà sono terribili, bisogna parlarne fino in fondo (…).

 L’uomo è più grande delle stelle

E allora, verso le stelle, ma è tanto difficile che intorno agli astri (…) ci possa essere una zona, una casa dove abitare. L’han detto gli astronauti (…), come è bella la terra! (…) Questa nostra terra stupenda (…), questo nostro piccolo stupendo pianeta, di un colore bianco e azzurro, con le sue nubi vorticanti, quasi un manto di benedizione e di speranza, questo cielo che [emana] come delle ondate di azzurro verso l’universo, e poi l’estensione dei mari, luccicanti, verdi, azzurri, violacei, le biancheggianti calotte polari, e giù giù le vette delle montagne (…), ed ecco i continenti, la corrente del golfo, la corrente del Pacifico (…), il muoversi dei ghiacciai, l’avanzare degli iceberg, il correre dei fiumi, il brulicar delle foreste, l’alitar della vita, il guizzare dei pesci, il volo degli uccelli, il canto dell’uomo, la sua nobiltà, la sua preghiera. Ecco la terra. (…) E guardate nella preziosità della sua distanza dal sole (…) allora attenta terra, mettiti a centocinquanta milioni di chilometri, in modo che l’energia che ricevi e quella che tu irradi, quella che tu rifletti e quella che tu assorbi si facciano perfetto equilibrio (…). Inclina il tuo asse (…), affinché ci possa essere l’alternarsi della densità d’illuminazione sul tuo volto stesso (….), e così alternando il tuo presentarsi ai raggi solari possa uniformemente e con saggezza essere distribuita la relazione e quindi la temperatura, e quindi il circolare i fenomeni dell’atmosfera. Abbi tanto ossigeno (…) affinché i polmoni dell’uomo possano non bruciarsi (…) e affinché possa respirare (…) e abbi tanta acqua e tanta terra, tanto ghiaccio e tanto caldo, tanti deserti e tanti monti (…). Eccoti o magnifica terra, a reggere un essere spettacoloso come l’uomo. O lontana Antares, o voi misteriose galassie, voi mangiate luce ma luce non intendete; voi mangiate bagliori di bellezza, ma bellezza non possedete; voi avete immensità di grandezza, ma grandezza non calcolate. E io vi vedo, vi calcolo, vi intendo, vi studio, vi scopro, vi penetro e vi raccolgo, da voi io prendo la luce e ne faccio scienza, prendo il moto e ne fo sapienza, prendo lo sfavillìo dei colori e ne fo poesia, io prendo voi o stelle nelle mie mani, e tremante nell’umiltà dell’essere mio vi alzo al di sopra di voi stesse, e in preghiera vi porgo a quel Creatore che solo per mio mezzo voi stelle potete adorare: l’uomo è più grande delle stelle. (…)

La natura non canta

Dunque, vi devo dire…coraggio, coraggio gente nostra (…), ma io vorrei che dentro questa chiesa Eccellenza, in questo momento (…) io vorrei qualche fratello sbandato, triste. Io ieri sera ho abbracciato un amico che era stato così duro, gli ho detto perché non fai un po’ di festa dentro al tuo cuore, esci dal pessimismo, canta le stelle, le stelle cantan dentro di te (…) e allora non guardiamo queste stelle, guardiamo questo cielo, sentiamo la gioia immensa di poter trasformare in parola vivente ciò che la materia vivente parola vivente non può donare. Siamo noi i fabbricanti del mondo; la natura non canta, l’usignolo non canta, fa poche note disarticolate, è l’uomo che ascoltandolo, col suo cuore lo fa cantare; è l’uomo che prendendo una corda d’acciaio, le vibrazioni di quella corda musica diventano (…). Sentite quanto è bello essere creature, essere uomo, donna, bambino, giovane, meglio un uomo deforme che una stella splendente nel più alto dei cieli, perché l’uomo deforme se avesse vissuto anche un secondo di vita, quel secondo di vita vale un miliardo di storie di una nebulosa, tanta è la grandezza dell’uomo (…).

Io non credo che ci siano uomini cattivi, sbandati sì, inaspriti sì, isolati sì, addolorati, ma forse se una carezza vostra, in questa carissima città di Prato, potesse (…) portar dolce carezza a colui che ha soltanto rughe di disperazione sulla fronte, sono certo che in quel cuore la campana dell’alleluia pasquale risuonerà.

Alcuni incontri con Padre Pio (1950, 1968)

Io ricordo, erano circa venti anni fa, stavamo camminando (…) nel mese di febbraio (…) lì alle falde del Gargano. Era mattina presto, e andavamo a vedere Padre Pio, e questo mio amico (…) era incerto, mi diceva: “ma credi proprio Medi che sia un santo? Ne dicono tante, la Chiesa non si è pronunciata” – siamo a vent’anni fa vero, eravamo nel ’50 quindi, io già da due o tre anni andavo là – (….). “Guarda a me non sta né il giudizio, e neppure m’interessa (…), quello che io sento in Padre Pio è la naturalezza del soprannaturale (…)”. Dicevo (…), dopo la messa andremo in giardino…giardino…nell’orto (…) vedrai che Padre Pio ti metterà seduto, ci mettiamo lì seduti intorno, intorno alle pietre, e io gli racconterò una barzelletta l’ho preparata, e sono sicuro che Padre Pio mi dice senti tu Enrico le barzellette non le sai raccontare, sei un fisico e i fisici non sanno far ridere – tranne quando sbagliano e sbagliano spesso – ora la barzelletta te la racconto io. E questo mio amico non ci credeva ed era così, la barzelletta la raccontava lui, e bene, e pungente, e arguta, fresca. Vedi, lui ha nelle mani le piaghe di Cristo – da tanti anni, dal 1918. “Ah, ma chissà se son vere o no”. No dico non importa questo, ti dico soltanto che le porta come se non le avesse, ma ne soffre come se profondamente in ogni istante si rinnovassero. Vedi, Padre Pio parla un linguaggio (…) come tutti gli altri, ma la profondità del suo dire trapassa l’anima e si sente che rimane nei secoli. Vedi la sua figura, provata dal dolore e dalla sofferenza, ma è la figura di un atleta. I muscoli non li mostra, ma quando ti dà un pugno sulla spalla ti piega fino a terra. È capace di soffrire e di godere, di piangere e di pregare, di innalzarsi e di umiliarsi, di donarsi, di ritirarsi, di frenarsi e di slanciarsi all’equilibrio armonico di tutte le cose, è un’opera d’arte, e l’opera d’arte si chiama santità. (…)

Finiamola di avere tutti quanti questo senso di eccitazione, sempre le cose grandi, le cose immense, no…la santità è come l’astronautica, perché l’una e l’altra camminano nelle vie dei cieli, quindi hanno bisogno di questo sereno equilibrio, che non è prosopopea ma è opera d’arte. La santità è un’opera d’arte (…). Questo è l’augurio che vi faccio cari amici, vi faccio nel ricordo dell’amico carissimo, del padre amatissimo che io ho avuto per ventisei anni, questo dolcissimo Padre Pio da Pietrelcina di cui posso dire ho raccolto le ultime parole…quel sabato sera ero andato là quasi con stanchezza al Gargano (…) prima avevo detto al Santo Padre: “Santità, domani è il cinquantesimo delle stimmate di Padre Pio, dopodomani io vado laggiù, posso portare la sua benedizione?”. “Con tutto il cuore professore”, e il volto di Paolo VI,  quel volto così pensoso ma per chi lo conosce di persona così immensamente e profondamente sensibile. Con tutto il cuore, che se fosse possibile dirlo di un Papa è fino troppo spasimante del dolore e della sofferenza di ciascuno dei suoi figli (…) Ebbene io ho portato a Padre Pio (…) la benedizione del Santo Padre, e lui l’ha raccolta – lui lo sapeva e io no che era la benedizione pontificia in articulo mortis – (…), si è raccolto, ha guardato verso l’alto con un fiammeggiante sguardo che sembrava illuminato dal riflesso delle ali degli angeli e ha preso questa benedizione. Ho sentito un piccolo fremito (…) un senso di fremito, di qualche cosa che sospendeva il tempo, sembrava inarcarsi nelle vie dell’eterno. Quindi l’ho salutato, e dovevo rivederlo trenta ore dopo, immobile, fermo, col volto illuminante l’arco dei cieli. Ecco Padre Pio da Pietrelcina, il Cristo crocifisso.

L’albero del bene e del male

O giovani (…) questa sera un amico mi domandava (…) della scienza del bene e del male, dell’albero che era là descritto nel Genesi. Io ci credo Eccellenza, credo all’albero dell’Eden, credo alla mela presa da Adamo e da Eva. Iddio non ha bisogno del calcolo differenziale assoluto, per manifestare la Sua grandezza e per soddisfare la superba vanità dei supercritici e dei supersoddisfatti. Si serve delle umili cose, si è servito di un poveretto come me per parlare questa sera a voi, immaginate se c’è cosa che possa umiliare, quando è toccata dalla mano dell’infinito. Ebbene, quel gesto di Adamo (…) soprattutto era mancanza di amore. Lui ha voluto chiedere all’albero della scienza e del bene e del male, perché Dio avesse permesso il male e il bene, e chi ha suggerito questo noi lo sappiamo è Lucifero. Lucifero, che aveva rifiutato la chiamata all’amore di Dio e uguale a Dio dichiarandosi. Non era un ateo Lucifero, non era iscritto a nessun partito di estrema sinistra, però non aveva l’amore, e chi non ha l’amore è più ateo di colui che in Dio crede, perché rinnega Dio stesso che è amore. E allora forse Lucifero avrà voluto dall’uomo la risposta al perché di Dio.

E Dio non ha perché, Lui – è – il – perché.

 

Leggi anche: Il grido di Enrico Medi ai giovani.

Webliografia

http://www.enricomedi.it/

Per ascoltare i discorsi di Enrico Medi, incluso il file originale del discorso “Fisica e Universo”: http://www.enricomedi.it/discorsi/

https://www.diocesisenigallia.it/wp-content/uploads/2015/09/enricomedi.pdf

https://it.zenit.org/articles/al-via-la-beatificazione-di-enrico-medi-scienziato-laico-padre-di-sei-figli/

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